Anche la Barbie islamica presto nei negozi

La nuova bambola avrà le fattezze di una campionessa americana di scherma. L’atleta, che si chiama Ibtihaj Muhammad, l’anno scorso ha partecipato alle olimpiadi indossando l’hijab. Il creatore della più famosa bambola al mondo lo annuncia, confermato anche dalla Mattel, che presto sarà in vendita online la prima Barbie islamica, per la gioia delle bimbe che potranno aggiungerne un’altra alla loro collezione.

Una collezione di Barbie dedicata alle donne coraggiose

La serie di cui fa parte la bambola è chiamata “Shero”, interamente dedicata a tutte le donne che sono state in grado di superare ogni barriera. Tra le ultime create quella che ritrae Ava DuVernay, la regista di “selma”, e la  ginnasta Gabby Douglas. In un Twitter Ibtihaj Muhammad, la prima atleta americana a competere le olimpiadi in hijab, ha scritto di essere “molto orgogliosa che delle bambine possano giocare anche con “una Barbie che indossa il velo!”.

Bisognerà comunque aspettare il 2018 per trovarla nei negozi. Da quel giorno tutte le bimbe del mondo potranno vedersi finalmente rappresentate nel celebre giocattolo della Mattel. “Quando penso alla mia esperienza di ragazza schermitrice e musulmana – ha detto l’atleta – molta gente mi diceva che per me non c’era posto. Dedico a loro questa Barbie”.

La Barbie islamica: ambasciatrici di un possibile dialogo, oppure solo commercio?

Resta da vedere se questa iniziativa si possa configurare come un “richiamo” alle tradizioni identitarie. Oppure si tratta dell’ennesimo tentativo di strumentalizzare il mercato, adattandosi alle richieste dei consumatori?  Quel che è certo, dobbiamo aspettarci un coro di proteste. Tutti coloro che, alla vista di una “barbie islamica”, grideranno allo scandalo nei forum e nei blog, oltre che nei commenti sui social network. Molti si affretteranno a dare aria al proprio disgusto, ritenendo la Barbie con il velo una vera e propria “contaminazione immorale”, invece di cercare in se stessi il coraggio e il desiderio di interrogarsi sugli inevitabili flussi migratori.

Dovrebbero chiedersi, infatti, se il mondo che vogliamo consegnare ai nostri figli dovrà essere quello di “noi e loro”, oppure “noi contro di loro”. Alla fine dovremmo attribuire a queste “bambole con il velo” – ricordando che all’inizio si tratta sempre di un gioco per un bambino – il significato giusto: cos’altro possono essere, se non ambasciatrici di un possibile dialogo?

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