Scuola, “non paghi, non mangi”: quando sono i bambini a pagare

La scuola italiana è un sistema marcio che non funziona in nulla. Diventa terribile, però, quando si colpiscono i bambini. Il caso Montevarchi, con il suo “non paghi, non mangi”, ha generato più di una polemica.
Poco importa, se, come ha dichiarato il sindaco Silvia Chiassai Martini, è un modo per colpire i “furbetti” che non pagano la mensa dei figli.

Servire solo pane e olio, frutta e una bottiglia di acqua a questi bambini, costringendoli a consumarli in un tavolo a parte destinato a chi si porta il pranzo da casa, è una forma di discriminazione inaccettabile.

I bambini pagano per i genitori

La scuola dovrebbe essere un luogo dove insegnare ai bambini come comportarsi nel mondo. Il termine “istruzione” non si riferisce solo alla capacità di “far apprendere una serie di nozioni relative a una materia”. E’ anche una “norma o direttiva, data verbalmente o per iscritto a una persona perché sappia regolarsi nel suo operato”. 

L’iniziativa presa dal comune di Montevarchi è una sorta di “apartheid” Come verranno accolti quei bambini i cui genitori non hanno pagato la mensa? Saranno senza dubbio discriminati. Vivranno un inferno, perchè saranno derisi e sbeffeggiati. Non conta che i genitori che non pagano non siano indigenti. Non vanno loro a scuola. Non sono loro a dover vivere un momento di aggregazione come il pranzo, come una sorta di tortura.

Scuola: Montevarchi simbolo dell’inadeguatezza italiana

Il sindaco di Montevarchi ha dichiarato che “ i bambini a cui è stato applicato il provvedimento non provengono da famiglie bisognose: per loro, il servizio di mensa e trasporto è garantito dagli assistenti sociali. Il problema non è a chi venga negato, ma la negazione stessa.

L’esempio di Montevarchi non è l’unico. Esistono situazioni peggiori. Nel mese scorso, il Comune di Grosseto aveva negato del tutto la mensa ai figli di genitori morosi. Secondo Save The Children: “la morosità deve esser certamente combattuta, ma le strategie di recupero crediti dei comuni dovrebbero operare per vie esattoriali, con strumenti che non prevedano il coinvolgimento dei bambini.” La scuola non dovrebbe mai colpire chi non ha colpe.

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