Animalicidio a Castellammare di Stabia la vittima un pitbull

Animalicidio. Desolazione, tristezza. Vittime un voyeurismo che rasenta l’assurdo. Sono queste le parole che mi sovvertono la mente nel guardare ora, una scena raggelante. Eppure, quando ci troviamo di fronte a certe immagini raccapriccianti, nessuna parola può essere reale testimonianza del dolore che ferisce gli occhi.

Lo sconforto che si prova non ha eguali.

Animalicidio

L’amara tristezza, nel trovarsi di fronte al video in cui torturano un cane, un gatto, non ha parola.

Parliamo di Animalicidio. Ovvero la pratica macabra della continua violenza sugli animali.

Questa volta la vittima è un cane Pitbull femmina ritrovata a Quisisana nel comune di Castellammare di Stabia, accoltellato e impiccato.

Ancora una volta ci troviamo davanti a una delle tante piaghe che attanagliano la società, quella dei combattimenti clandestini tra cani.

Nonostante l’impegno , dell’ENPA (ente nazionale della Protezione Animali) e della LAV (lega anti vivisezione), non siamo ancora riusciti a debellare questa pratica squallida. Anche se i collaboratori e i volontari sono tanti.

Un fenomeno preoccupante, del quale purtroppo, ancora oggi, si parla troppo poco.

Fenomeno he ci pone davanti, squallidi protagonisti approfittatori, che organizzano combattimenti tra animali.

L’Enpa denuncia ogni anno un numero considerevole di Combattimenti clandestini. Ad oggi definisce allarmante il fenomeno, dove migliaia e migliaia di vittime, sono fuori proporzione rispetto alle persone denunciate. Ancora oggi pochi cambiamenti, anche con l’attivazione, dal luglio del 2016 del numero verde per “SOS combattimenti “.

Ogni anno si registra un numero esorbitante di violenze sugli animali. Ma questo non riguarda semplicemente la lotta clandestina, riguarda anche la società in cui sempre più frequentemente vengono fuori i nomi di persone, quali comuni ragazzi, uomini o donne che scaricano su queste povere bestie le loro frustrazioni. E c’è da chiedersi “chi sia l’uomo e chi sia la bestia”.

Sono tanti i casi registrati dalle troupe televisive. Dai giornali. Da chiunque si occupi dei nostri piccoli amici. Abbiamo per esempio, un caso agghiacciante denunciato dalle Iene il 14 febbraio del 2018.

La punta dell’Iceberg

Quattro ragazzi hanno torturato, in una maniera deleteria agli occhi, un povero cane, Angelo, vantandosi con tutto il paese di questo “bellissimo” gesto (come lo definiscono alcuni).

Alle domande dei giornalisti, la gente del paese chiede addirittura di farla finita. Un voto di omertà che lascia basiti. Con parole Cito testualmente: “Per piacere per un cazzo di cane…”. Si commenta da sé.

E poi ancora altri casi come una donna di 41 anni che a Lecco, ha torturato, seviziato e congelato, cuccioli di gatto presi in affidamento.  La punta dell’iceberg.

Animalicidio

Il Caso di Castellammare di Stabia è animalicidio.

 

Il caso di oggi, di Castellammare di Stabia, rappresenta uno dei tanti esempi di animali torturati.

Francesco Emilio Borrelli (dei Verdi) lo definisce un atto di una brutalità inaccettabile. Conclude, (dopo aver comunicato la notizia), augurandosi che le forze dell’ordine possono risalire, il prima possibile, ai responsabili. Ma la questione è ben più complessa.

Ogni anno all’Enpa arrivano migliaia e migliaia di segnalazioni.

L’essere umano è regista e attore di grandi catastrofi. Ma è re quando si tratta di scagliarsi contro vittime indifese.

La cosa più tremenda è la piena responsabilità con la quale queste persone commettono tali violenze. Inaudito e, ben più grave, ciò che si nasconde nel giro d’introiti che troviamo dietro ai combattimenti clandestini.

Un business di migliaia di euro, in un mondo sommerso di scommesse dove spietatamente gli animali sono addestrati alla violenza.

Rinchiusi in delle gabbie, posti in isolamento, stuzzicati In modo tale da scatenare la loro massima aggressività.

D’altronde un animale chiuso in gabbia non può che dare sfogo ad una pazzia, esattamente come accadrebbe per un qualunque essere umano.

Dai referti degli investigatori si inorridisce: divaricatori di legno che costringono i cani a mollare la presa; bastoni per picchiare le bestie.  Stracci sporchi di sangue che servono per tamponare le ferite.

Immagini devastanti di cani cui mancano lembi di pelle, arti. Chi di questi non fa il suo dovere, finisce come il pitbull, uno dei tanti, di Castellammare di Stabia.

La rete, completamente intrisa di video di animali torturati, si divide tra carnefici e volontari attivi.

Ma tutto il mondo è un business e dietro il quale, c’è un giro di denaro spaventoso. Medicinali dopanti per mantenere alta la muscolatura e la prestanza del cane. Attrezzature varie come tapis roulan che servono per allenare il cane e fargli mantenere una certa Resistenza.

Leggi e inchieste giudiziarie

 

Sono tante Le inchieste giudiziarie ancora in corso sull’animalicidio. Il diritto penale sancisce che ammazzare un animale è reato Come previsto dalla legge sul maltrattamento di animali, in diritto penale.

Reato previsto dall’art. 544-ter del codice penale ai sensi dove:

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con la multa da 5 000 euro a 30 000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale.”

Ad ogni modo, sono in tanti quelli che si uniscono alle grandi associazioni, mettendo una sorta di Gogna mediatica nei confronti di tutti coloro che commettono questi atti così deleteri.

Ad esempio. A Torino ci sono diverse associazioni che, con l’aiuto di tanti volontari riescono a rintracciare la clandestinità e, a salvare buona parte dei cani. Alcuni di loro sono educatori che permettono all’animale, di ristabilire un contatto con la realtà.

Ma parlando con un rappresentante , la risposta è tutt’altro che idilliaca. “Non è facile, perché la maggior parte di loro, ormai conosce soltanto la violenza e riportarli alla qualità della vita è difficile” lo racconta uno dei capi volontari di queste associazioni.

Lui però, ha preso con sé un pitbull “fuori taglia” che inizialmente gli ha dato del filo da torcere. Ma che allo stato attuale dei fatti è riuscito a recuperare.

Informazioni

Se avete informazioni su casi di animalicidio non rimanete nel buio e denunciate il fatto.

Inoltre voglio segnalarvi una bella iniziativa dell’Enpa:

Sabato 6 e domenica 7 ottobre in oltre 150 piazze italiane ci sarà la sedicesima edizione della giornata degli animali quest’anno anche nel segno di Zanna Bianca.

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Autore dell'articolo: Stefania Di Francescantonio

Stefania Di Francescantonio