Bagni gender free

Bagni gender free: la prima è Reggio Emilia

Bagni gender free: la prima è Reggio Emilia. Una vera e propria rivoluzione all’insegna dell’inclusione quella che è partita in Italia

Una novità assoluta dunque quella dei bagni gender free che elimina le barriere ideologiche anche nell’identificazione di genere nelle toilette.

Una rivoluzione che parte dunque da Reggio Emilia ma che a Londra e Berlino, sono attive sin dagli anni 90.

Un’iniziativa che rientra nel Protocollo per il contrasto all’omotransfobia e omotransnegatività, un provvedimento che non ha precedenti nel nostro paese.

Un’iniziativa quindi per coloro che non si riconoscono nell’identità maschio o femmina o che stanno facendo un percorso di transizione per il cambio sesso

In un momento storico di grandi cambiamenti e contestazioni ad essi, l’applicazione di un tale dispositivo è una vera porta che si apre.

Inoltre non è un caso che Reggio Emilia sia la città apripista visto che, nel 2016, proprio in questa città fu celebrata la prima unione civile in Italia.

Un’intesa che ha visto la sottoscrizione di diventi enti ed associazioni:

  • Comune,
  • Provincia,
  • Tribunale,
  • Ausl,
  • Istituti Penali,
  • Unimore,
  • Ufficio scolastico territoriale,
  • Istituto scuole e nidi d’infanzia che comprende anche Reggio Children,
  • Fondazione Sport e Fondazione Mondinsieme.

Ognuna di loro inoltre contribuirà al rispetto del Protocollo a seconda delle proprie competenze: il tribunale comunicherà ogni anno il numero di procedure in corso aventi come oggetto discriminazioni sessuali o dell’identità di genere.

L’Ausl e università daranno la possibilità a dipendenti e studenti di avere sul cartellino di lavoro o sulla student card l’alias scelto per il cambio sesso.

Infine le scuole realizzeranno incontri e corsi di formazione per insegnanti e genitori al fine di sensibilizzare sulla teoria gender.

In merito al Protocollo, Alberto Nicolini, presidente Arcy gay di Reggio Emilia, ai microfoni di Tele Reggio ha dichiarato:

Siamo stupiti delle reazioni, ma anche questo è un simbolo di diritti civili.

Non abbiamo fatto nulla di male, abbiamo semplicemente chiesto di modificare le targhe fuori dai bagni per consentire a tutti di essere se stessi senza svelarsi o identificarsi in un genere.

 

 

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