Omosessuali perseguitati in Cecenia

«Non si possono detenere e perseguire persone che semplicemente non esistono nella Repubblica Cecena» queste le parole del leader della Repubblica Cecena, Ramzan Kadyrov, 40 anni, in risposta alle accuse di violenze contro cittadini ceceni omosessuali.

Il quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta, ha portato alla luce questa agghiacciante storia, fatta di torture e morte. Secondo il giornale, alla fine di febbraio sarebbe stato fermato ed arrestato un uomo sotto l’effetto di droga, il cui cellulare conteneva molti contatti ritenuti appartenenti a persone omosessuali ed immagini a contenuto gay. La scoperta di queste informazioni ha portato all’arresto di decine di persone, le quali sarebbero state rinchiuse illegalmente in un centro di prigionia ad Argun, una cittadina a circa 15 chilometri ad est della capitale Groznyj.

Le testimonianze degli omosessuali arrestati

«Ci hanno fatto l’elettroshock. Era molto doloroso. Ho resistito finché non ho perso i sensi e sono caduto a terra. Ci picchiavano con dei tubi. Sempre sotto la vita. Ci dicevano che eravamo cani che non meritavamo di vivere», queste le dichiarazioni di diversi testimoni e vittime, raccolte dal quotidiano russo. Anche l’Associazione europea lesbica gay e transgender Ilga in collaborazione con la Rete Lgbt Russa, hanno raccontato di molti fatti analoghi dei quali sono venuti a conoscenza dopo aver istituito un numero telefonico riservato a vittime e testimoni. Le persone rinchiuse e torturate sarebbero un centinaio, almeno tre sarebbero morte a seguito degli abusi.

Il quotidiano russo cita fonti riservate secondo le quali alle persecuzioni avrebbero partecipato anche il portavoce del parlamento Magomed Daudov e il ministro dell’Interno Aub Kataev. Le associazioni hanno raccolto le foto di una vittima delle torture con gli ematomi e i segni dei colpi sul corpo e dichiarato di essere riuscite a far uscire alcune persone dal campo di prigionia; altre hanno lasciato la regione.

Kheda Saratova, membro del Consiglio per i diritti umani ceceno, durante una trasmissione radiofonica ha dichiarato: «Nella nostra società cecena, chiunque rispetti le nostre tradizioni e cultura darà la caccia a questo tipo di persone senza bisogno di aiuto da parte delle autorità, e farà di tutto perché questo tipo di persone non esista nella nostra società». In effetti, in base a quanto dichiarato dai testimoni, molti familiari avrebbero un ruolo attivo nella persecuzione degli omosessuali.

Immagine presa da La Stampa

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Paola Totaro

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