Burnout Infermieri: Una Crisi Silenziosa che Minaccia la Sicurezza dei Pazienti

Il burnout infermieri è un fenomeno crescente che minaccia la sicurezza dei pazienti e il benessere del personale sanitario, richiedendo azioni urgenti. da parte delle pubbliche Istituzioni.

Il Dilemma del Burnout: Una Realtà Preoccupante

Il burnout tra gli infermieri non è solo un problema di benessere lavorativo ma rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza dei pazienti. Uno studio condotto dall’Università di Genova e supportato dalla FNOPI ha rivelato che “6 infermieri su 10” sono profondamente colpiti dallo stress, con un impatto significativo sulla qualità delle cure. Questo dato allarmante riflette una crisi che va oltre l’individuo e si estende all’intero sistema sanitario.

Stress Ospedaliero e Carenza di Personale: Un Circolo Vizioso

La carenza di personale e l’intensità del carico di lavoro creano un ambiente frenetico e caotico, dove “il 59% degli infermieri si sente molto stressato”. Questo non solo porta a un esaurimento emotivo ma anche a un aumento degli errori e delle “cure mancate”, mettendo a rischio la vita dei pazienti. La situazione è aggravata dalla mancanza di opportunità di avanzamento professionale e da stipendi non adeguati, come evidenziato dal 77.9% degli infermieri intervistati.

Sicurezza dei Pazienti: Un Obiettivo Compromesso

La sicurezza dei pazienti è direttamente correlata al benessere degli infermieri. Con un rapporto paziente-infermiere non ottimale, aumenta il rischio di mortalità e diminuisce la qualità dell’assistenza. È essenziale riconoscere che “ogni paziente aggiuntivo per infermiere è associato a un aumento del 7% della mortalità a 30 giorni in ospedale”. Questo dato, emerso da studi internazionali, sottolinea l’importanza di mantenere standard di personale adeguati per garantire cure sicure ed efficaci.

Verso un Futuro Migliore: Azioni e Soluzioni

Per contrastare il burnout e migliorare la sicurezza dei pazienti, è fondamentale aumentare l’organico infermieristico e migliorare le condizioni lavorative. Gli infermieri richiedono “l’aumento dei livelli di organico infermieristico” e una maggiore attenzione alla loro salute mentale e fisica. Inoltre, è cruciale permettere agli operatori sanitari di lavorare al massimo delle loro competenze professionali e migliorare la comunicazione del team.

Impatto del COVID-19: Una Pressione Aggiuntiva

L’emergenza COVID-19 ha ulteriormente esacerbato il livello di stress tra gli infermieri. L’esposizione a pazienti COVID-19 ha determinato un elevato livello di stress nel 46.4% degli infermieri, mettendo in luce la vulnerabilità di un sistema già sotto pressione. La pandemia ha evidenziato la necessità di un supporto psicologico e di protocolli di sicurezza più efficaci per proteggere sia i pazienti che il personale sanitario.

Equilibrio tra Lavoro e Vita Privata: Un Obiettivo Elusivo

Il burnout influisce negativamente anche sull’equilibrio tra lavoro e vita privata. Il 45.4% degli infermieri ritiene che il lavoro non lasci abbastanza tempo per la propria vita personale e familiare. Questo squilibrio contribuisce a un circolo vizioso di stress e insoddisfazione che può portare a decisioni drastiche come lasciare la professione, come indicato dal 45.2% degli intervistati.

La Voce degli Infermieri: Richieste e Aspirazioni

Gli infermieri desiderano lavorare in un ambiente che riconosca il loro valore e le loro competenze. Il 98% degli intervistati esprime il desiderio di lavorare al massimo delle proprie competenze, un elemento che sottolinea la loro aspirazione a una maggiore specializzazione e formazione. Ascoltare e agire in base a queste richieste è fondamentale per invertire la tendenza e creare un ambiente di lavoro più sostenibile e gratificante.
Il burnout degli infermieri è una crisi che richiede un’azione immediata. È essenziale che le istituzioni sanitarie, i responsabili politici e i manager si impegnino a migliorare la soddisfazione lavorativa e a garantire un’assistenza sanitaria sicura e di qualità. Investire nel benessere degli infermieri non è solo un dovere etico ma una necessità strategica per garantire la salute e la sicurezza di tutti i cittadini.

Carenza di personale nelle strutture ospedaliere e private i dati dello studio

La carenza di personale è il motivo prevalente delle cure mancate (50%). Il 59% ha riferito di discutere, con il team, strategie per evitare che gli errori si ripetano. Solo il 27,7% ha affermato che le azioni della direzione dimostrano la sicurezza del paziente come massima priorità.

Indipendentemente dal turno di lavoro, ogni infermiere assiste mediamente 8.1 pazienti contro uno standard indicato come ottimale di non più di 6.

In Europa, il personale infermieristico varia da 3.4 a 17.9 pazienti per infermiere e studi europei indicano che ogni paziente aggiuntivo per infermiere è associato a un aumento del 7% della mortalità a 30 giorni in ospedale e che i costi risparmiati superano il doppio del costo aggiuntivo per il personale infermieristico. Lo studio italiano RN4CAST@IT del 2015 aveva rilevato pre-pandemia che negli ospedali italiani l’organico medio era di 9.5 pazienti per infermiere, determinando un rischio maggiore di mortalità del 21% rispetto al rapporto un infermiere per 6 pazienti.

 

Tra le azioni per ridurre il burnout e migliorare il benessere, gli infermieri coinvolti nello studio hanno indicato l’aumento dei livelli di organico infermieristico, permettere agli operatori sanitari di lavorare al massimo delle loro competenze professionali, migliorare la comunicazione del team.

Le principali cinque ‘cure mancate’ sono state la mobilizzazione del paziente (51.6%); lo sviluppo/aggiornamento dei piani assistenziali (51.4%); educazione al paziente/famiglia (50.6%); igiene orale (50.2%); comfort per il paziente (49%) e le cure mancate, intese come qualsiasi aspetto dell’assistenza richiesta al paziente che viene omesso o ritardato, sono strettamente correlate alla sicurezza dei pazienti e alla qualità dell’assistenza. Questo problema è stato identificato, inoltre come un fattore che impatta sulla relazione tra il personale infermieristico e gli esiti per i pazienti: il Codice deontologico delle professioni infermieristiche parla chiaro: “il tempo di relazione è tempo di cura”.

 

Bagnasco: “La sicurezza del paziente è garantita anche dalla stabilità degli staff di personale”

“Dopo 8 anni, non mi aspettavo la sovrapposizione così marcata dei dati – in termini di personale dello staff, ambiente di lavoro e cure mancate, quindi sicurezza dei pazienti – specialmente rispetto agli interventi organizzativi messi in atto con la pandemia nella riorganizzazione del lavoro”, afferma Annamaria Bagnascodipartimento di scienze della salute Università di Genova, coordinatrice dello studio BENE .
“Una situazione – continua – che ha ripercussioni in cure mancate ed esiti clinici e ha un impatto sull’intenzione di lasciare il lavoro entro un anno che, nonostante le integrazioni di personale dovute alla pandemia non è migliorato. La sicurezza del paziente è garantita anche dalla stabilità degli staff con un malessere che si ripercuote sullo stato emotivo e burnout. Inoltre, c’è una correlazione anche sull’attrattività lavorativa. Il motivo che viene dichiarato è il personale insufficiente e la mancanza di tempo per erogare queste attività, ma il 98% degli intervistati dichiara di voler lavorare al massimo delle proprie competenze: è un elemento di consapevolezza, di desiderio di specializzare le competenze, di formazione”.

 

Mangiacavalli: “Lo studio dimostra che quello dell’infermiere è un lavoro usurante e su questa linea la riforma delle pensioni nella manovra 2024 rappresenta un rischio”
“È uno studio dirompente – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI –  perché mette nero su bianco, con la forza dei numeri e delle analisi statistiche, quelle percezioni che la Federazione da molti anni sta facendo pervenire nelle opportune sedi istituzionali. E spiega anche le ragioni per cui la modifica al sistema pensionistico prevista dal Governo nella legge di Bilancio è apprezzabile, ma è rischiosa in relazione all’obiettivo del riconoscimento della professione infermieristica come lavoro usurante. Proprio per la storica carenza di organici, gli infermieri si trovano quotidianamente a dover andare oltre i normali di turni di lavoro. Certamente non è la stessa situazione riscontrabile tra i dipendenti amministrativi, scolastici o informatici. Quello che chiediamo – chiarisce la presidente Fnopi – è che vengano adottate soluzioni strutturali che, ovviamente, non ci portano alla soluzione domani, ma che possono costruire, nel tempo, nell’arco temporale di 5-8 anni, una professione infermieristica 2.0 capace di invertire la tendenza”.

“Lo studio chiarisce bene – aggiunge – anche perché ogni anno circa 20mila giovani scelgono la laurea in Infermieristica, ma durante i primi 3 anni di formazione abbiamo già una perdita importante di candidati. Evidentemente – spiega – gli studenti iniziano a frequentare gli ambienti di tirocinio e si rendono conto di una serie di dinamiche che sono quelle che poi sono state messe in luce dallo studio. Se il 40% dopo di chi presta servizio in ospedale dopo un anno di lavoro manifesta l’intenzione di lasciarlo, a fonte di alternative, ci rendiamo conto che bisogna agire su elementi profondi:  la poca attrattività legata agli aspetti stipendiali, di crescita, di sviluppo di carriera, di avanzamento professionale, piuttosto che i modelli organizzativi che rendono l’attività caotica, esasperante, che genera burnout, insicurezza nelle prestazioni perché ci si rende conto di lavorare in condizioni non sicure e adeguate. Non dimentichiamo – conclude – che l’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo, dopo il Giappone: la prospettiva è di avere di fronte decenni di lunghe stagioni assistenziali che non sono gestibili in ospedale, ma sul territorio, a domicilio, con infermieri specializzati“.

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Passione sfrenata per tutto ciò che è tecnologico utente di lungo corso Android e sostenitore di tutto ciò che è open-source e collateralmente amante del mondo Linux. Amante della formula uno e appassionato dell'occulto. Sono appassionato di oroscopo mi piace andare a vedere cosa dicono le stelle quotidianamente.