cannabis terapeutica

Cannabis: presto si potrà fare ricerca liberamente

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Negli Stai Uniti potrebbero presto cadere le barriere legali per fare ricerca scientifica sulle proprietà terapeutiche della cannabis.

Cannabis e ricerca medica

Oltreoceano a giugno è stato approvato Epidiolex, un antiepilettico a base di cannabidiolo (Cbd), il composto non psicoattivo della marijuana.

Ma bisognerà attendere fino al 24 Settembre affinché la ricerca medica abbia il via libera per studiare gli effetti terapeutici della cannabis; affinché i medici possano prescrivere legalmente Epidiolez è infatti necessaria la riclassificazione del farmaco (da droga a farmaco legale) da parte dell’agenzia federale antidroga statunitense, la Drug Enforcement Administration (Dea).

Ad oggi negli USA l’unica struttura  certificata per poter fornire ai ricercatori la cannabis e suoi composti è la University of Mississippi a Oxford.

Tuttavia gli scienziati  possono chiedere il permesso di studiare un piccolo numero di cannabinoidi sintetici da aziende farmaceutiche, ma queste fonti sono troppo limitate e costose.

Cannabis e conseguenze per le industrie farmaceutiche

In ben 30 Stati degli USA è già legale l’utilizzo personale di marijuana ma non è ancora legale studiare le proprietà della pianta a livello medico e scientifico.

Perché? Forse avrebbe ripercussioni nocive per l’economia? Forse andrebbe ad intaccare il potere di alcune lobbies?

 In effetti la legalizzazione e la diffusione della cannabis terapeutica hanno avuto importanti ripercussioni sulle industrie farmaceutiche: infatti la somministrazione di cannabis ha comportato una drastica riduzione degli oppioidi e, dunque, è calata parecchio lavendita di farmaci.

 In diversi stati americani, a partire dagli anni 2000, si è manifestato un rapido e crescente aumento dell’uso non appropriato di fermaci a base di oppio e ciò ha causato un’impennata dei casi di overdose e una crescita della mortalità del 320%.

Un team di neuroscienziati della Columbia University ha già manifestato la volontà di studiare se e come l’utilizzo di cannabis possa realmente consentire ai medici di prescrivere dosi di oppioidi più basse e, quindi, ridurre il rischio di dipendenza da queste sostanze.

Tale studio, però,  richiederebbe un campione di partecipanti molto ampio e non è attuabile finché saranno attive le attuali restrizioni legali sulla ricerca.

Se dopo l’approvazione del farmaco Epidiolex, le barriere legali finalmente cadranno, gli scienziati potranno  studiare gli effetti terapeutici della cannabis liberamente e più facilmente.

Verranno utilizzati batteri e lieviti geneticamente modificati in quanto, al momento, estrarre quantità utili direttamente dalle piante non è possibile vista la scarsità di produzione.

 
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Autore dell'articolo: Samanta Airoldi

Samanta Airoldi
Nasco in quello scrigno fatto di mare e pesto chiamato Genova. Dopo aver conseguito Laurea e Dottorato in Filosofia sono andata a vivere per un periodo a Dublino e poi a Milano, dove tutt'ora mi trovo. Scrivo libri di Filosofia Politica e Sociale, collaboro con blog e web magazine e vivo una tranquilla e folle vita da Vegana/Animalista/Ambientalista seguace della Decrescita Felice.