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Canova e Thorvaldsen: artisti a confronto a Milano

         
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Dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020 a Milano in Piazza Scala sarà possibile visitare la mostra di Canova e Thorvaldsen.

Piazza Scala a Milano è il luogo scelto da Gallerie d’Italia per la mostra Canova e Thorvaldsen. Infatti per la prima volta sono state messe a confronto le opere di due grandi scultori di età neoclassica.

I curatori della mostra, Fernando Mazzocca e Stefano Grandesso, hanno deciso di comparare le statue dei due artisti, che ingaggiarono una sfida su identici temi e soggetti. La sfida tra Canova e Thorvaldsen non è nuova infatti: già Carl Ludwig Fernow, letterato tedesco, criticò Canova, reo di tradimento nei confronti dell’arte neoclassica, apprezzando invece Thorvaldsen. La mostra  è frutto di una collaborazione tra musei di tutto il mondo, dall’Ermitage di San Pietroburgo agli Uffizi di Firenze ed il Metropolitan Museum di New York. 160 opere, provenienti dai musei citati e da collezioni private di venti paesi diversi, organizzate in diciassette sezioni a tema.

 

Le Grazie di Canova e Thorvaldsen a confronto

Subito entrando nella mostra, si trova il confronto tra le tre Grazie, le figlie di Zeus che diffondevano splendore, gioia e prosperità nel mondo. Canova realizzó la sua opera nel 1816, su invito di Giuseppina di Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte. Thorvaldsen invece inizió la statua l’anno successivo e la completó nel 1819; ora è conservata al Thorvaldsen Museum di Copenaghen.

La statua dell’italiano invece è esposta all’Ermitage di San Pietroburgo.

 

Le tre Grazie a confronto: a destra quelle di Thorvaldsen e a sinistra di Canova

 

Thorvaldsen ha uno stile molto neoclassico: non ci sono movimenti che danno coinvolgimento emotivo; nell’opera di Canova, al contrario, c’è più naturalezza e vivacità.  Chiaramente però, pur essendo rivale e critico nei confronti di Canova, Thorvaldsen è influenzato dall’italiano.  Infatti non realizzò la persona al centro del gruppo di spalle, come era consuetudine neoclassica, ma copiò Canova.

Thorvaldsen aggiunge però un particolare, un cupido che suona la cetra ai piedi delle tre ragazze, dando così maggior bilanciamento.  Le gambe sono qui separate: ci sarebbe stato un vuoto, colmato dal bambino; in Canova invece le gambe si sfiorano. L’italiano rappresenta le ragazze come giovani e avvenenti, dando un’idea di sensualità, mentre in Thorvaldsen sono poco più che bambine, giocano in modo innocente, richiamando la purezza ed il candore. Questo è solo un esempio di opere dei due artisti messe a confronto. In generale si può notare come Thorvaldsen copiò il rivale, avendo però un’idea più austera e nostalgica della classicità. Canova è stato capace di modificare il gusto di un’epoca, condizionandola.

 

Una sfida artistica

La novità della mostra Canova e Thorvaldsen  è, come detto, il confronto tra due artisti così diversi eppure così simili. I curatori hanno raggiunto lo scopo ponendo le statue vicine, di modo che le differenze risultino lampanti agli occhi degli spettatori. Due diverse concezioni di neoclassicismo a confronto. Sicuramente la sfida vede trionfare la bellezza grazie a due personaggi che indubbiamente hanno cambiato le sorti della storia dell’arte mondiale.

 

 

 

Antonio Canova, Ebe, 1800 – 1805.

 

 

Antonio Canova, Busto di Leopoldo Cicognara’, 1822.

 

Bertel Thorvaldsen, Ganimede e l’aquila, 1817.

 

Qui potrete trovare una recensione di un’altra mostra molto importante presente a Milano.

Fonte immagini: Sabrina Vania

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24