Charlie Gard: i genitori si arrendono. La battaglia e’ conclusa

Charlie Gard, il bambino affetto da una malattia genetica, potrebbe essere inviato a casa per i suoi ultimi giorni di vita. Lo hanno chiesto i genitori, dopo aver deciso di rinunciare alla battaglia legale che stava facendo per portare il figlio neonato a Roma, dove l’ospedale Bambino Gesu’ aveva offerto il ricovero per tentare una cura sperimentale, supportata anche da alcuni medici americani.

Secondo i genitori, non c’e’ piu’ tempo per Charlie e la cura non potrebbe dare i risultati sperati. Per questo motivo hanno rinunciato al trasferimento in Europa. Ma ora si sono rivolti un’ultima volta all’Alta Corte di Londra per autorizzare il trasporto di Charlie a casa. I medici del Great Ormond Street, dove il piccolo e’ ricoverato, sono pero’ dubbiosi sulla questione.

Le reazioni del Bambino Gesu’ su Charlie Gard

«La terapia sperimentale poteva rappresentare una opportunità per Charlie Gard ma si è arrivati troppo tardi», ha affermato il professor Luigi Bertini dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. «Non so perché l’ospedale inglese abbia deciso di sospendere le cure al bimbo, so che qua da noi questo non sarebbe avvenuto» ha affermato invece Mariella Enoc, la presidente dello stesso ospedale. «Non so se Charlie si sarebbe potuto salvare, ma so che si è perso molto tempo in molti dibattiti legali che non sono serviti a nulla» ha infine concluso, nel corso di una conferenza stampa tenutasi all’ospedale romano sulla questione di Charlie.

La decisione dei genitori dopo l’ultima risonanza

La decisione di staccare la spina al bimbo e’ arrivata una settimana fa, dopo una risonanza magnetica. L’esame ha rilevato dei danni gravi al cervello del neonato, che non avrebbero permesso alla cura sperimentale di aiutare il piccolo a contrastare la sua malattia degenerativa. Secondo il legale della famiglia e i genitori stessi, pero’, la posticipazione dei medici inglesi ad adottare cure alternative avrebbe decretato la morte del bambino. Che gia’ da 5 mesi era  aggrappato a un filo di speranza.

Il piccolo Charlie potrebbe andarsene nel corso delle prossime due settimane. 

 

Fonte: ansa.it