Variante R.1 Sars-Cov-2

Cosa sappiamo sulla nuova Variante R.1 di SARS-CoV-2

         
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Da quando SARS-CoV-2, il virus che causa il COVID-19, è emerso per la prima volta e si è diffuso rapidamente, una cosa di cui gli scienziati erano sicuri era che il virus sarebbe mutato nel tempo. I virus diffondono infettando le cellule di un organismo ospite. A quel punto possono replicare se stessi e poi trasmettersi ad un altro organismo ospite.

Tuttavia, quando un virus si replica, è possibile che il processo di replica non vada a buon fine. Questo crea una mutazione nel codice genetico. I virus che contengono il codice genetico mutato sono chiamati varianti. Alcune mutazioni potrebbero non cambiare la trasmissibilità di un virus, altre potrebbero aumentare la capacità della nuova variante di causare l’infezione in nuovi organismi, ridurla o lasciarla invariata.

Le varianti di virus meno infettive smettono di essere trasmesse e hanno maggiori probabilità di estinguersi. Le varianti ancora infettive possono continuare a diffondersi, mentre le varianti più infettive si diffonderanno rapidamente. Nel caso del SARS-CoV-2, gli scienziati hanno rilevato diverse varianti. La variante Delta, ad esempio, è altamente contagiosa rispetto alle varianti precedenti di SARS-CoV-2 e sta diventando la variante dominante in molti paesi in tutto il mondo. La variante Delta è stata anche più efficace nell’eludere gli anticorpi generati dai vaccini SARS-CoV-2.

La variante R.1 del Covid-19: che cos’è?

Un’altra variante che ha ricevuto una certa attenzione si chiama R.1. Gli scienziati hanno rilevato per la prima volta la variante R.1 in Texas nell’ottobre 2020. Da allora, gli esperti hanno identificato la variante in Giappone nel novembre 2020 e, più recentemente, in California, nel settembre 2021.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha designato la variante R.1 come una delle tante varianti sotto monitoraggio. Queste sono varianti di SARS-CoV-2 che hanno mutazioni che possono renderle più infettive o pericolose, ma gli scienziati non hanno ancora abbastanza informazioni per saperlo con certezza. Tuttavia, secondo gli esperti scientifici, il pubblico non dovrebbe essere eccessivamente preoccupato per la variante R.1 in questa fase.

Il prof. Andrew Preston, professore di patogenesi microbica presso il Milner Center for Evolution presso l’Università di Bath nel Regno Unito, ha parlato con Medical News Today. Egli ha detto: “La variante R.1 è solo una delle tante varianti del SARS-CoV-2. Molte delle mutazioni sono quelle che sono state trovate in altre varianti preoccupanti, come la mutazione E484K trovata nei lignaggi della variante beta e associata a livelli più elevati di fuga dagli anticorpi neutralizzanti. La variante R.1 ora si è diffusa a livello globale. Ci sono segnalazioni sporadiche di R.1 che causano focolai in determinati ambienti o stabilimenti che portano a segnalazioni di una maggiore virulenza o trasmissibilità”.

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Autore dell'articolo: Francesco Menna

Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com