Da Udine la risposta ai problemi di Google

L’architettura tecnologica che è nascosta dietro un sito è la struttura fondamentale per operare a pieno ritmo sul web e poter fare business online: ecco perché è necessario scegliere con cura il servizio di server e hosting più adatto alle proprie esigenze. Intanto, Google si rivolge all’Italia per ridurre i consumi dei propri data center.

Partiamo proprio da questa notizia di attualità: la compagnia web più famosa del mondo ha infatti commissionato all’Università di Udine uno studio per ridurre il consumo energetico dei propri data center, ovvero i centri di elaborazione da cui passano i milioni di ricerche online che ogni minuto vengono effettuati sul motore. Queste strutture contengono i server di Google e, come è facilmente intuibile, per funzionare hanno bisogno di grandi quantità di risorse.

Ridurre i consumi

Come dichiarato dal responsabile del progetto, Stefano Saggini, in una intervista alla rivista Wired, “si parla spesso di social network, internet of things e cloud computing senza considerare però che i servizi informatici hanno dei costi in termini energetici e quindi economici e ambientali”. Per questo, il team friulano, composto anche da Roberto Rizzolatti, Mario Ursino e Fabiano Zaninotto, è stato incaricato dalla compagnia californiana di fornire risposte all’esigenza di diminuire i costi correlati all’utilizzo dei grandi server.

L’energia dei server. È ancora Saggini a evidenziare che “in pratica, i computer aumentano negli spazi dei data center ed è necessario spendere energia per raffreddarli”. Il progetto degli studiosi italiani, finanziato con 100 mila euro da parte di Google, punta alla ” messa a punto di sistemi di alimentazione dei processori più efficienti, per ridurre il consumo energetico e quindi l’impatto ambientale e la bolletta energetica dei data center”.

Una grande spesa. Secondo le previsioni, in diciotto mesi si potrebbe arrivare a una riduzione dei consumi che oscilla tra il 5 e il 6%: rapportato ai volumi generati dai data center di Google si tratta di un’enormità, visto che le ultime stime disponibili su questo fattore (relative al 2013 e limitate al solo territorio statunitense) parlavano di 91 miliardi di kilowattora, che fino al 2020 potrebbero aumentare fino a 140 miliardi di kilowattora. Questo significa che soltanto negli Stati Uniti il consumo energetico necessario a Google richiede una quantità di energia equivalente a quella prodotta da più di 30 grosse centrali a carbone.

I costi di Google

Questo scenario ha ovviamente un effetto negativo anche per l’ambiente, da cui la necessità del consumo ottimizzato, anche in termini economici; in base ai calcoli, aumentare l’efficienza dei data center anche solo del 5% consentirebbe a Google di risparmiare circa 3 milioni di euro per ogni server. A livello globale, la web company possiede in totale 15 centri sparsi nel mondo, il che porterebbe a un risparmio complessivo superiore ai 45 milioni di dollari l’anno.

I server VPS. Questi numeri confermano anche quanto “accumulano” i server, macchine fondamentali per la gestione dei siti web; oggi la tendenza è in qualche modo orientata verso la leggerezza, ma per unire performance e sicurezza bisogna affidarsi a hosting professionali, come Flamenetworks, uno dei pionieri in Italia. L’azienda è infatti attiva sin dal 2005 e oggi presenta un’offerta forte soprattutto nel campo del virtual private server, ovvero i server VPS che sono sempre più apprezzate dai clienti che necessitano di risorse ma non vogliono investire in una macchina dedicata.

Attenzione ai servizi. Grazie ai progressi degli ultimi anni, infatti, la tecnologia è ormai standardizzata, ma a fare la differenza sono l’infrastruttura hardware e i servizi aggiuntivi che ogni piattaforma mette a disposizione per la gestione del server e del proprio sito. Inoltre, non bisogna trascurare le assicurazioni al momento della migrazione del server, momento in cui è importante evitare il rischio di downtime e garantire al contrario continuità ai proprio siti web.

     

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