Ecomafia 2019: lo spaventoso rapporto di Legambiente

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Ecomafia 2019, una reale emergenza tutta italiana

Ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente che indica quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio e le attività di escavazione come nuovo grande business in cui sta acquistando sempre maggiore peso anche i traffici clandestini di opere d’arte rubate e di animali esotici.

Sono 28.137  i reati ambientali commessi nel 2018, che hanno generato un giro d’affari pari a una stima minima di 16,6 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno precedente. Il tutto corrisponde al numero disastroso di tre reati ogni ora.

Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese.

Il rapporto stilato da Legambiente è molto dettagliato e, con i suoi numeri, delinea un’emergenza fin troppo sottovalutata che sta colpendo duramente il nostro Bel Paese.

Nello scorso anno c’è stato un aumento dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare, così come quelli nel settore dei rifiuti e contro gli animali.

Quasi la metà dei reati (circa il 45%) si concentra nelle regioni meridionali quali Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. In testa a questa triste classifica si posiziona proprio la Campania. Le province con il più alto numero di illeciti sono invece quelle di Napoli, Bari e Roma.

In tutto i clan colpevoli di ecomafia censiti da Legambiente sono 368, attivi e distribuiti lungo lo Stivale.

Legambiente ha stilato anche la classifica degli ecoreati più frequenti. Al primo posto si riconfermano quelli legati al ciclo dei rifiuti con 8.000 reati accertati. Al secondo posto ci sono i delitti contro animali e la fauna selvatica che popola il nostro Paese, seguiti da quelli del ciclo del cemento. Questi ultimi sono cresciuti in un anno del 68%.

Nel 2018 è cresciuta anche la cosiddetta agromafia, con 44.795 reati contro il Made in Italy.

Nel rapporto di Legambiente troviamo anche delle “buone notizie”, come ad esempio la diminuzione del numero di incendi boschivi appiccati dalle ecomafie. O ancora, come la conferma della validità della legge sugli ecoreati, usata 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale nel 2018.

“Con questa edizione del Rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Cifani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità.”

Legambiente propone anche delle proposte concrete, considerate di vitale importanza per vincere la lotta alle ecomafie, per salvaguardare le molteplici ricchezze che l’Italia possiede. E si augura che la politica italiana finalmente decida di agire con coscienza e tempestività, per amore di questa bella terra e degli italiani stessi.

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Autore dell'articolo: Martina Minieri

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