una mamma al mare con il suo bambino

Caldo, decalogo per l’estate, attenzione a esporre i neonati al sole

         
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I raggi del sole hanno tanti effetti positivi. Stimolano la sintesi della vitamina D che aiuta lo sviluppo delle ossa, curano alcune malattie della pelle, mettono di buon umore. Se presi in eccesso, senza applicare un prodotto con adeguato filtro protettivo, possono causare eritemi e scottature. I danni nel tempo rischiano di predisporre a malattie cutanee serie, come il melanoma. Per questa ragione è meglio evitare di esporre i neonati al sole, almeno fino dopo il sesto mese di vita.

Esporre i neonati al sole? Meglio di no

I bambini molto piccoli, soprattutto quelli di pelle chiarissima, hanno poche difese contro gli effetti di raggi solari. Il loro organismo è ancora immaturo, quindi non sa ancora produrre una quantità sufficiente di melanina, il pigmento scuro che agisce come un filtro naturale. I raggi del sole sono di due tipi, ultravioletti e infrarossi. Gli infrarossi arrivano in profondità nella pelle, scaldano ma non sono pericolosi. Occorre più attenzione invece con gli ultravioletti. Gli Uvc vengono fermati bloccati dallo strato di ozono dell’atmosfera. Gli Uvb raggiungono gli strati più superficiali della pelle, mentre gli Uva possono arrivare negli strati più profondi, creando infiammazioni che permangono nel tempo. Il meccanismo dell’abbronzatura, con la produzione di melanina, è fondamentale per difendere la pelle, ma i bambini piccoli non hanno ancora sufficienti difese. Per questa ragione è opportuno non esporre i neonati al sole.

A questa età, il piccolo può andare in spiaggia nelle prime ore del mattino (entro le 10) e nel tardo pomeriggio (dopo le 18). Può sguazzare nell’acqua della piscinetta, provare a entrare nell’acqua bassa e calma restando saldamente tra le braccia di un adulto che si occupa di lui. È però meglio evitare di lasciarlo in pieno sole a lungo. La sua pelle delicata può risentirne già dopo pochi minuti. Il bimbo può restare all’ombra, sul seggiolino o in braccio ai genitori, manipolando i suoi giocattoli, facendosi coccolare o semplicemente osservando il panorama attorno, ricco di rumori, colori e stimoli importanti. Una crema solare a protezione 50 va applicata su tutte le parti scoperte.

Il bimbo in spiaggia dopo l’anno di età

Se quindi è meglio non esporre i neonati al sole, maggiore libertà è concessa dall’anno in su. È sempre meglio evitare che il piccolo resti in spiaggia nelle ore più calde, ossia dalle 11 alle 17 circa. In questo orario dovrebbe tornare a casa o in albergo, fare la pappa al fresco e un lungo sonnellino. In spiaggia, anche dopo l’anno l’esposizione al sole va dosata. Per i primi due o tre giorni è opportuno limitarsi a 10-15 minuti al sole, quindi il piccolo può giocare sotto l’ombrellone o riposare. Il tempo di esposizione aumenta gradualmente, cinque minuti in più al giorno, fino ad arrivare a mezz’ora di seguito dopo una settimana di vacanza. Ogni tanto, ricordiamoci di rinfrescare il piccolo con un vaporizzatore di acqua fresca su braccia e gambe.

Occorre sempre proteggere la pelle con un prodotto solare adeguato: 50 se il piccolo ha la pelle chiara, 40 se ha una carnagione media e 30 se è di pelle scura. Abituiamoci ad applicare la crema protettiva per tutto il periodo delle vacanze, anche se dopo qualche giorno il bambino ha preso un po’ di colore. Oltre a schiena, spalle, torace, gambe, non dimentichiamo orecchie, collo, dorso delle mani e dei piedi. Anche in questa zona possono comparire eritemi e scottature. Labbra e contorno occhi richiedono un prodotto specifico a filtro di protezione completo perché sono zone molto delicate. I solari sono disponibili in varie formulazioni e ciascuno può optare per quella che preferisce. Oggi esistono anche i solari che rispettano l’ecosistema marino. L’essenziale è applicare il prodotto spesso durante le ore in spiaggia, dopo che il piccolo ha fatto il bagno o ha giocato nella sabbia.

Altri modi di proteggere il bebè al sole

Oltre al prodotto solare, esistono altri sistemi per difendere la pelle del bambino. Se si attarda di più al sole, una canotta in cotone bianco costituisce una efficace protezione. Occorre poi un cappellino in cotone, fibra naturale che permette alla pelle di traspirare, bianco e traforato, oppure in paglia. La visiera ampia protegge anche gli occhi, un punto sensibile ai raggi solari. Certo, l’ideale sarebbe che il bambino indossasse un paio di occhiali protettivi, ma a un anno è davvero difficile. Una volta a casa, occorre un rapido bagno tiepido con un sapone neutro, olio detergente per neonati o un cucchiaio di amido di riso che svolge un effetto lenitivo e anti-rossore sulla pelle. Quindi è bene applicare un po’ di doposole specifico per bambini.

Tutti questi accorgimenti hanno lo scopo di proteggere il bambino dal rischio che, più avanti negli anni, sviluppi una forma di tumore della pelle. Nei bambini piccoli è praticamente inesistente, ma può colpire gli adulti e gli anziani per i danni pregressi del sole. È frequente il melanoma cutaneo, un tumore che si forma dai melanociti. Può fare la sua comparsa dal nulla oppure nascere dai melanociti che formano anche i nei, presenti dalla nascita o dalla prima infanzia, o che compaiono nel corso della vita. Quando l’abbronzatura non era una moda il melanoma era poco diffuso, mentre oggi colpisce circa il 14 per cento della popolazione. È la più diffusa forma tumorale al di sotto dei 44 anni. Eppure si può prevenire facilmente, esponendosi al sole poco e con i prodotti solari. È essenziale anche la visita periodica dei nei dal dermatologo.

 

 

Autore dell'articolo: Roberta Raviolo