Eutanasia: Anche Davide raggiunge la Svizzera

Davide, 53 anni, malato di sclerosi multipla, italiano, in Svizzera per porre fine alle proprie sofferenze.

Un nuovo volta, un’altra storia, diverse sofferenze, stesso finale. Davide, un uomo di origine toscana malato di sclerosi multipla è stato accompagnato da Mina Welby, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni in Svizzera, per essere sottoposto ad eutanasia legale.

A renderlo noto è Marco Cappato. Come Davide tanti altri italiani hanno fatto questo ultimo viaggio. L’uomo, sofferente da anni ha deciso di porre fine alla sua vita perché non riesce più a sopportare la sofferenza fisica inflittagli dalla malattia ed il dolore di dover “vivere, una non vita”, fatta di spasmi, bruciore, immobilità ed impossibilità di comunicazione.

La storia

La mia non è vita, è una pena da scontare. Sogno un viaggio, una liberazione da questo terrore”. Queste sarebbero state le parole di Davide che verso la fine del 2016 ha deciso di intraprendere questa strada. Sostenuto dalla famiglia, in primis dalla madre, spiega che la sua non sia più vita, che i sogni i ricordi lo tormentino quasi quanto il dolore che prova ogni secondo su ogni millimetro di corpo.

Era il 1993, Davide era un aitante 27enne di professione barista a cui piaceva vivere, viaggiare, socievole ed empatico verso chiunque incrociasse il suo sguardo, poi, il nulla. Il vuoto. All’improvviso si accorge di non riuscire più a sentire un lato del suo corpo. Lentamente gli è stata portata via ogni funzione vitale dal dormire al mangiare. La sua vita trascorre nell’immobilità assoluta, non mangia, non riposa.  Assume farmaci molto forti contro il dolore, più di quindici al giorno, compreso il metadone che ha importanti effetti collaterali, fino alla cannabis, fornitagli dalla Regione Toscana.

La verità nel mezzo

Intanto in Parlamento si discute sulla possibilità di trapiantare l’eutanasia legale anche in Italia, e la società civile, come per altri eventi, non manca di far sentire la sua opinione. Tra chi si indigna, chi prega e chi spera che un giorno ognuno possa decidere di porre fine alle proprie sofferenze, siamo in un limbo. Un’ enorme sala di attesa dove i pensieri vengono scagliati ed utilizzato  a proprio uso e consumo.

Una decisione parlamentare sembra lontana così come un’unità sociale, l’unica cosa vicina e concreta è la sofferenza. Quella di questi uomini e donne che hanno visto spezzarsi sogni e ricordi, e che ora, vivono sognando di smettere di farlo. Un dolore intimo, forse, non comprensibile se non provato. Uno sguardo perso, un tormento lungo tutto il corpo ed un ricordo vago di quella bella giornata di sole che è stata la vita, prima che la “bestia nera ” se ne impossessasse, questa, sembra, la condizione comune di tutti coloro che, decidono, di  sottoporsi all’eutanasia legale.

Quale sia la “strada giusta” nessuno può dirlo, se restare e soffrire sperando, o andare e smettere di disperare. Forse, la verità, come la misura, sta nel mezzo.

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