Eutanasia: Loris Bertocco sceglie il suicidio assistito in Svizzera

Loris Bertocco si sentiva abbandonato dalle istituzioni. Non aveva più soldi per pagare le cure. E non voleva più vivere nella sua condizione. Paralizzato dopo un incidente, ha deciso di ricorrere all’eutanasia. Ma in Svizzera, dove ci sono le cliniche specializzate nei trattamenti di fine vita. E’ solo l’ultimo di un’infinità di persone che hanno deciso di porre fine alla loro vita, perché collegati a una macchina che li aiuta a nutristi o a respirare.

Qualche giorno fa è partito per la Svizzera, dove ha iniziato la pratica che ha scelto anche Dj Fabo solo qualche mese fa. Nel frattempo, la legge sul testamento biologico è ferma in Parlamento, perchè il governo non ha la certezza che ci siano i numeri per l’approvazione. Ormai, forse, il testo sarà discusso e votato nella prossima legislatura.

Loris Bertocco ha scelto l’eutanasia

Il decesso dell’uomo è avvenuto ieri, in una clinica specializzata di Zurigo. «Era un convinto sostenitore delle proposte per una legge sul testamento biologico e sul fine vita in Italia». Così lo ricorda Gianfranco Bettin, sociologo e collega di Loris Bertocco. Insieme, erano ambientalisti convinti, attivi nelle lotte contro il nucleare e a favore dei sistemai ecologici per la produzione di energia e cambiamenti climatici.

Quando era in vita, Bertocco ha partecipato a molte manifestazioni a favore del testamento biologico e trattamenti di fine vita in Italia. Come tanti, ha visto uno spiraglio di luce quando la legge è approdata in Parlamento, per finire poi nel dimenticatoio.

La lettera di Bertocco prima della morte

«Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera), perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità». Questa è una parte della lunga lettera scritta da Bertocco prima della morte. Ha descritto dettagliatamente tutto il percorso che ha dovuto affrontare dopo l’incidente, a 19 anni, a causa del quale era rimasto paralizzato. Dopo anni di allenamenti e fisioterapia, riusciva a muoversi quasi autonomamente, ma le continue ricadute non gli hanno lasciato altra scelta.

Nessun aiuto da Roma, nessun aiuta dalla sua Regione, il Veneto. I ricoveri all’ospedale del Lido di Venezia, così come gli esercizi e le cure non bastavano mai, dopo una vita di sofferenze.

La sua lettera si conclude con l’augurio che una legge sulla fine vita venga approvata. Un augurio a chi come lui sta lottando per vivere o per morire. E un ringraziamento a familiari e amici che lo hanno aiutato fino a ieri.

«Ora è arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che proseguiranno la battaglia per il diritto ad una vita degna di essere vissuta e per un mondo più sano, pulito e giusto».

Fonte: ansa.it

     

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