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I vaccini anti-Covid alterano il Dna, la pronuncia del Tribunale di Firenze

         
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Sul tema dei vaccini e sulla loro obbligatorietà i tribunali hanno dimostrato di non essere omogenei. Nel corso dei mesi infatti le varie pronunce sono state discordanti, approvando a tratti la legittimità delle imposizioni e delle conseguenti sospensioni in ambito lavorativo, e dall’altro ponendo in primo piano la libertà di scelta del singolo e il diritto al lavoro.

Ricordiamo infatti come l’obbligo vaccinale abbia interessato specifiche categorie di lavoro, dal personale scolastico, alle forze dell’ordine, al personale sanitario, permanendo ancora fino al 31 dicembre 2022 per quest’ultimo. Molti medici si ritrovano infatti ancora sospesi per non aver adempiuto alla somministrazione prevista per legge.

L’iter dei ricorsi presentati sta ancora avanzando, ma cominciano ad emergere pronunce dal contenuto anche sconcertante per alcuni, tra cui la decisione del Tribunale di Firenze, che in questi giorni ha ottenuto un’ampia visibilità mediatica.

Il caso

Il caso riguarda una psicologa toscana che era stata sospesa per mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale. La stessa, patrocinata dall’Avv. Raoul Benassi di Piombino (Livorno), aveva presentato ad ottobre 2021 ricorso cautelare urgente al Tribunale per chiedere la sospensione del provvedimento sospensivo subìto.

I tempi della giustizia italiana, come spesso accade, non sono celerissimi, e la decisione è arrivata solo il 6 luglio scorso, con la reintegrazione temporanea sul posto di lavoro della ricorrente, in attesa della decisione di merito fissata al 15 settembre 2022, con cui la reintegrazione sarà confermata o revocata. Nel frattempo però la psicologa, grazie all’accoglimento del giudice di Firenze, potrà tornare a lavorare insieme ai colleghi vaccinati in qualsiasi modalità, in presenza o da remoto.

La pronuncia del Tribunale di Firenze sui vaccini obbligatori

Nella decisione del giudice del Tribunale di Firenze si leggono considerazioni interessanti sui vaccini che vanno a toccare i diritti del singolo, per spingersi anche ad osservazioni sanitarie circa gli effetti dei vaccini stessi.

“La sospensione dell’esercizio della professione rischia di compromettere beni primari dell’individuo quale il diritto al proprio sostentamento e il diritto al lavoro di cui all’art. 4 inteso come espressione della libertà della persona e della sua dignità, garantita appunto dalla libertà dal bisogno”. Il giudice Zanda pone quindi l’accento sul diritto al lavoro e al sostentamento, come riporta Quotidiano Sanità.

Ma non è tutto. Il giudice prosegue anche affermando come si sia arrivati ad “un fenomeno opposto a quello che si voleva raggiungere con la vaccinazione, ovvero un dilagare del contagio con la formazione di molteplici varianti virali e il prevalere numerico delle infezioni e decessi proprio tra i soggetti vaccinati con tre dosi“, aggiungendo anche come “dopo l’esperienza del nazi-fascismo non consente di sacrificare il singolo individuo per un interesse collettivo vero o supposto e tantomeno consente di sottoporlo a sperimentazioni mediche invasive della persona, senza il suo consenso libero e informato”(…). Senza contare che “un consenso informato non è ipotizzabile allorquando i componenti dei sieri e il meccanismo del loro funzionamento è, come in questo caso, coperto non solo da segreto industriale ma anche, incomprensibilmente, da segreto ‘militare‘”.

Infine nel provvedimento, come si legge sull’Ansa, oltre a sottolineare il trattamento discriminatorio perpetrato ai danni della psicologa sospesa, si legge una frase molto forte: la professionista “non può essere costretta a sottoporsi a vaccini sperimentali talmente invasivi da insinuarsi nel Dna, alterandolo in modo che potrebbe risultare irreversibile con effetti ad oggi non prevedibili per la vita e la salute”.

 

Autore dell'articolo: Sabrina Maestri