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Il “paradosso della vita” testo teatrale di Chiara Tangredi

Il giorno in cui mi capitò di morire” edito da Adiaphora Edizioni è un testo teatrale che si compone due atti. Ci parla del “paradosso della vita” che inevitabilmente ci pone di fronte alla Morte dalla quale non possiamo sfuggire chiunque noi siamo.

Come tutte le porte portano a Roma…la Vita ci conduce verso un finale sconvolgente e imprevisto. La vicenda narrata dalla pièce teatrale della giovane scrittrice Chiara Tangredi, originaria di Benevento, ruota intorno alla morte di Ennio, un bambino di nove anni. Nella narrazione teatrale della vicenda interagiscono personaggi emblematici che appartengono alla vita di tutti i giorni e che vengono narrati con astuzia lasciando trasparire le loro virtù e i loro immancabili difetti. Sarà facile rintracciare in essi qualcuno che conosciamo.

Il giorno in cui mi capitò di morire” invita il lettore a riflettere su tematiche sempre attuali come la politica, il ruolo della criminalità, il valore della religione nelle sue espressioni individuali e collettive. Chiara Tangredi dopo il successo della sua silloge poetica “ Sono come il coccodrillo: piango sul latte versato” ha rivestito il ruolo della drammaturga del Teatro dell’Assurdo con quest’opera per niente banale e fonte di imput creativi.

In questa interessante intervista, Chiara Tangredi, ci parla della sua opera e della passione per la scrittura come un modo inedito di stare al mondo e affrontare il paradosso della vita.

 

Com’è nata l’idea di questa tua ultima opera “Il giorno in cui mi capitò di morire”?

Quasi per caso. Ero al bar con due amici, attori e registri teatrali, che avrebbero dovuto recitare alcune mie poesie in occasione di una presentazione. All’improvviso mi dicono: «Perché non scrivi un testo teatrale? Magari qualcosa sul genere del Teatro dell’Assurdo». È stato nel ritornare a casa che ho “incontrato” l’anziana, Appia, e il bambino, Ennio. Tutto è iniziato dal loro discorso, dal tempo che separa la vita e la morte.

Come mai la scelta di scrivere un testo teatrale?

Un invito, un’occasione

Nel tuo libro l’esistenza umana è narrata come un paradosso perché l’unica certezza della vita è proprio quella che non vorremmo sapere. Cos’è l’ignoto?

Si rischia il paradosso. Se fossimo in grado di definirlo, l’ignoto non sarebbe più ignoto. Si vive e si muore nell’incomprensibile e nell’inevitabile. Alle domande che ci si pone, si è in grado di fornire risposte, ma non certezze.

Il giorno in cui mi capitò di morire fa riflettere sul fatto che nulla dura per sempre e che di fronte alla morte siamo tutti uguali con le nostre brutture e difetti. Qual è il tuo concetto di impermanenza?

Impermanenza potrebbe voler dire conservazione. In base alla legge di conservazione della massa: «In una reazione chimica la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti». Insomma nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Tutto si trasforma, appunto, panta rei, tutto scorre. Allora succede, è possibile che sia proprio come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Impermanenza per conservazione. Forse Ennio non ha torto quando dice: «Che, forse, consista in questo l’eternità? Nel perpetuarsi della vita … Nelle generazioni passate che producono quelle presenti che producono quelle future che producono le generazioni passate».

Nel tuo testo teatrale interagiscono diversi personaggi che appartengono alla vita quotidiana di ognuno di noi. C’è un personaggio in particolare a cui sei affezionata e perché?

Ho “incontrato” questa “ordinaria quotidianità”, questa umanità sepolta e non, e mi sono affezionata. A ognuno di loro. Il piccolo Ennio che muore semplicemente perché si muore a tutte le età. L’anziana Appia che cerca di ingannare la morte, semplicemente perché non c’è un tempo giusto per morire. I due becchini, Nekro e Phoro, con i loro discorsi irrisolti, emblematici dell’assurdità dell’esistenza. Aurelia con le sconfitte e le prepotenze subite, con le sue distanze, con la sua paura di esporsi all’altro. Pratica un’atarassia esteriore. Dentro, invece, non si sa bene cosa accade. Aurelia e Cornelio che si vogliono bene. Forse un giorno riusciranno a essere ciò che sono Appia e Traiano: insieme. Postumio, il barbone della botte, simile a un ignoto barbone-filosofo che trascorreva a Napoli. Il geometra Anagnino che mi ricorda una persona molto cara. Muore quasi inaspettatamente. Senza averne voglia. Sì, perché alla fine tutte le strade portano a Roma. E la Roma dei popoli è una sola: la morte!

Come dovrebbe comportarsi l’uomo di fronte alla morte secondo te? Esiste un comportamento giusto secondo te?

Le persone a cui vogliamo bene inevitabilmente vengono meno. Ci si ritrova senza punti di riferimento. Più incerti. Più spaventati. Più soli. Ci mancano e continueranno a mancarci. Non so se esista un comportamento giusto da adottare. Forse l’essenziale sarebbe apprezzare l’adesso. Perché la vita è tutta qui. Il passo successivo rimane un enigma.

Perché il lettore di “Webmagazine24” dovrebbe leggere il tuo libro?

Si scrivono libri affinché siano letti

Ora parliamo di Chiara Tangredi…qual è il tuo rapporto con la scrittura? Che ruolo ha nella tua vita?

Scrivere per me è un modo di stare al mondo. È un luogo e una forma di libertà. È un modo di osservare la realtà, di comunicare e di evadere la realtà, di conservarla affinché non sia dimenticata completamente.

Quanto sei cresciuta artisticamente da “Sono come il coccodrillo: piango sul latte versato”

Quando penso a quanto è passato tra l’uno e l’altro libro, a quanto è passato tra questo ultimo lavoro e adesso. Si va avanti. Certe cose rimangono. Certe altre si aggiungono. Nuove esperienze. Nuove letture. Nuovi incontri. Certe cose le lasceresti così come sono. Certe altre le rifaresti in altro modo.

Ogni scrittore porta inconsciamente dentro di sé le influenze degli scrittori che ama. Quali sono le tue?

Plurilinguismo, realismo, ironia, rifiuto di un punto di osservazione selettivo, sperimentalismo e tante altre cose. Ogni scrittore è un’esperienza, un ricordo, un compagno a cui ritornare.

Progetti futuri di Chiara Tangredi…

Spero di esserci

 
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Autore dell'articolo: Mariangela Cutrone

Mariangela Cutrone