Quel “gene incompreso” di Gianluca Papadia

         
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L’essere umano ha il dono innato di essere un bravo consigliere per l’Altro ma mai per se stesso. E’ una perversa predisposizione oggetto di analisi da parte dello scrittore Gianluca Papadia che ogni venerdì pubblica una rubrica intitolata Cattivi consigli su Seven Blog, noto contenitore culturale di arte e letteratura creato dalla Tlà Comunicazione agenzia letteraria diretta da Fabio Muzzio e Debora Borgognoni, noti professionisti nel campo della comunicazione.

Cattivi consigli” è anche la raccolta di racconti pubblicata da Gianluca Papadia quest’anno e con la quale sta partecipando al Premio letterario “Il mio esordio”.

Gianluca Papadia si dichiara un ecclettico amante della scrittura e del mondo del teatro. E’ reduce dalla cerimonia di premiazione del Premio Salvatore Quasimodo nel quale è entrato nella rosa dei finalisti con la sceneggiatura intitolata “Il Gene incompreso” che tratta la tematica delicata e molto discussa dell’utero in affitto tra le coppie gay.  “Il Gene incompreso” è una  commedia brillante che mette in evidenza gli stereotipi della famiglia tradizionale  e mette in discussione le ideologie politiche e morali sull’argomento.

In questa interessante ed esclusiva intervista Gianluca Papadia ci racconta della sua passione per il teatro che è nata nel 1990 grazie alla compagnia teatrale “I filodrammatici Puteolani”, del mondo editoriale odierno e della sua commedia “Il Gene incompreso”.

 

L’atto creativo è un momento complesso in cui si fondono diversi fattori. Come e da dove trai l’ispirazione delle tue opere?

L’ispirazione molto spesso mi arriva da un fotogramma della scena che si sta svolgendo intorno a me, altre volte è dentro una frase del libro che sto leggendo o nella strofa della canzone che sto ascoltato. La cosa difficile è “coglierla” prima che sfumi. La cosa più brutta è quando capisco che c’è stata ma non sono stato pronto a materializzarla.

“Il gene incompreso” è la commedia finalista al Premio Salvatore Quasimodo. Com’è nata l’idea di questa opera?

Avevo letto di una ragazza ucraina che aveva affittato il suo utero a una coppia ma che al momento del parto si era rifiutata di consegnare il bambino. La legge però le aveva dato torto e lei era stata costretta a cedere suo figlio alla coppia. Questo “dramma nel dramma” ha stimolato la mia fantasia.

Nel “gene incompreso” tratti di una tematica molto attuale e tanto discussa qui in Italia, quella dell’utero in affitto da parte delle coppie gay. Quali sono secondo te gli elementi essenziali per crescere un figlio in questa società piena di falsi ideali e stereotipi?

L’elemento essenziale per crescere un figlio è l’amore e poco importa se a donarlo sia una “mamma” o un “genitore 1”. In questa commedia cerco di fare a pezzi tutti i luoghi comuni della famiglia tradizionale proprio per dimostrare questo banalissimo concetto.

Che rapporto hai con le regole e gli stereotipi?

Le regole vanno riscritte e aggiornate tutti i giorni. È il frutto della naturale evoluzione dell’uomo. È impensabile avere regole scritte nel medioevo che possono andar bene anche oggi. Gli stereotipi ci impediscono di pensare liberamente: ci fanno credere che la famiglia perfetta sia quella con un padre infedele e violento.

La tua passione per il teatro risale al 1990. Da allora hai fatto parte di compagnie teatrali e scritto sceneggiature sia per il teatro che per il cinema. Che ruolo ha il teatro nella vita di un uomo?

Quando fai parte di una compagnia, capisci che in un gruppo, anche l’elemento più piccolo ha la stessa importanza di tutti gli altri. Il teatro dovrebbe diventare obbligatorio dalla scuola materna: servirebbe a spiegare ai bambini cosa significa “piena collaborazione”.

 

Attualmente collabori con il blog Seven Blog con una rubrica sui cattivi consigli. Cosa intendi per “cattivi consigli”? E secondo te da dove nasce la tendenza ad essere bravi consiglieri per gli altri ma mai per noi stessi?

La rubrica mi serve per indagare a fondo su questa innata perversione umana per la quale non riusciamo mai a essere obiettivi sulle nostre azioni. Credo che l’umiltà faccia a cazzotti con il vero motore di questo mondo: l’istinto di sopravvivenza.

Inconsciamente chi scrive porta con sé delle influenze di scrittori letti e tanto amati. Quali sono quelli che ti hanno formato e perché?

Ho sempre amato l’ironia tagliente dei maestri del genere come Palahniuk e Welsh perché l’ironia, se la usi bene, mette sempre il lettore davanti a un dubbio: il senso di quello che ho appena letto è ciò che ho immaginato oppure l’esatto contrario?

Nel mondo della scrittura odierna si sta diffondendo il self publishing. Cosa pensi di questo fenomeno?

Può essere un buon modo per mettersi in mostra. Ci sono siti specializzati che permettono di far arrivare il tuo libro nei negozi online e questo può essere un ottimo trampolino di lancio.

Che utilità ha per uno scrittore emergente partecipare ad un concorso letterario?

È l’unico modo per far leggere le tue opere a persone del settore. Se arriva qualche riconoscimento capisci che quello che hai scritto funziona.

Progetti futuri di Gianluca Papadia.

Sto finendo il mio primo romanzo comico “Non mi toccare che vomito” che parla di integrazione e la mia nuova commedia Oggetti smarriti”, una favola surreale sul tema dell’alcolismo.

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24

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