Dino Buzzati: uno scrittore da non dimenticare

Dino Buzzati: uno scrittore da non dimenticare

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Dino Buzzati: uno scrittore da non dimenticare. A 47 anni dalla morte

Dino Buzzati: uno scrittore da non dimenticare. Dino Buzzati è stato uno scrittore italiano molto importante, in grado di convivere per tutta la vita con le sue passioni, facendo della scrittura la sua professione. Nato a San Pellegrino Dino Buzzati mostra fin da bambino una certa propensione nei confronti dell’arte in generale e della scrittura in particolare. Aveva l’abitudine di annotare ogni avvenimento all’interno di un diario che teneva sempre con sé, e decise già nella fanciullezza che avrebbe dedicato la sua vita a tutto ciò che riguardasse la scrittura.

Dino Buzzati: uno scrittore da non dimenticare

Mostra fin da subito delle notevoli capacità in materia, tanto che ancor prima di terminare i suoi studi universitari inizia a scrivere per il Corriere della sera. Successivamente, dopo la laurea, inizia la collaborazione con il settimanale “Il popolo di Lombardia”. Non passa molto tempo prima che venga pubblicata nel 1933 una sua opera intitolata “Barnabo delle montagne”, dedicata alla montagna che per lui era una sorta di amica d’infanzia. La sua opera più importante nonché maggiormente conosciuta è senza dubbio “Il deserto dei tartari”.

Dino Buzzati:  Il deserto dei tartari

“Il deserto dei tartari” è un romanzo scritto da Buzzati e pubblicato nel 1940. Il protagonista dell’opera è un giovane militare, Giovanni Drogo, il quale vive all’interno di una fortezza. Drogo però è triste, si sente costretto e senza via d’uscita, tanto da essere quasi soffocato da quel luogo. Tuttavia con il tempo decide di non abbandonarlo pur avendone la possibilità.  Aveva perso i contatti con il mondo esterno, ma soprattutto in fondo al suo cuore, sperava in un attacco dei Tartari, visto che il deserto che circondava la Fortezza era stato un tempo terreno di grandiose battaglie. Giovanni Drogo sperava di poter dimostrare il suo valore in uno scontro al quale, per assurdo, lui alla fine non partecipò.

Dino Buzzati: La condizione dell’uomo

Il romanzo descrive perfettamente la condizione dell’uomo comune. L’essere umano infatti vive di speranze e di illusioni. La sua vita va avanti e si sente di volta in volta sempre più rinchiuso all’interno di una vita scomoda e insoddisfacente, ma il più delle volte non fa nulla per cambiarla. Drogo è un personaggio in cui il lettore del romanzo può ritrovare una parte di sé. Si convince di essere felice ma non lo è. Decide di vivere una vita fatta di solitudine e monotonia. Quest’ultima lo logora fino in fondo all’anima, ma resta ugualmente immobile in attesa. Al contrario l’essere umano deve agire per rendere la sua vita migliore, e soprattutto per essere felice. L’inazione è un atteggiamento nocivo e deleterio per la vita di tutti, ma è anche l’approccio più semplice e comune. Il romanzo ha un finale struggente che lascia il lettore in uno stato di riflessione indescrivibile.

Dino Buzzati:  un artista inquieto e un’opera geniale

Buzzati stesso ammette che la sua vita è stata spesso una semplice routine quotidiana senza alcuno stimolo.

“Passo un periodo in cui non faccio nulla, in cui vedo passare miseramente la vita, in cui mi accorgo del mio terribile egoismo e aspetto, e nell’aspettare, m’accorgo che sono intelligente come tutti gli altri uomini, che davanti a me si apre l’aurea porta della mediocrità, per sempre. Senza una briciola di volontà, con un orgoglio infame, non riuscirò a nulla”.

Dino Buzzati è stato un artista inquieto e lui stesso ha ammesso che “Il deserto dei tartari” è l’opera dalla quale si sente maggiormente rappresentato.

“Spesse volte mi son sentito dire che i miei personaggi sono umanamente poco caratterizzati. Sono, insomma, un uomo X, non un particolare uomo. In questo può darsi che ci sia qualche cosa di vero. In genere, neanche nei miei racconti c’è il personaggio definito in tutti i suoi connotati e nelle sue minuzie della vita quotidiana, e così via. È un po’ l’uomo tipo. Nel caso del “Deserto dei Tartari” doveva essere, anche intenzionalmente, un uomo tipo. Perchè la storia, in fondo, intendeva riassumere e simboleggiare, se si può dire, raccontare insomma la vita tipica dell’uomo. Il destino dell’uomo”.

Il romanzo è stato anche trasposto all’interno di un film dall’omonimo titolo, del regista Valerio Zurlini, e ha vinto due David di Donatello nel 1977. Uno come Miglior film e uno come Miglior regia, e anche un Nastro d’argento sempre per la regia.

Dino Buzzati è morto il 28 gennaio 1972, all’età di 66 anni, a Milano.

 
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Autore dell'articolo: Ambra Proto

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