Il Parkinson è legato ad un ormone dell’intestino: vicini a nuove cure
Secondo quanto scoperto da alcuni scienziati, il Parkinson è legato ad un ormone presente nell’intestino, ossia la grelina. Questo ormone, a quanto pare, gioca un ruolo molto importante nel plasmare lo sviluppo del nostro cervello. Per questo motivo i medici pensano che potrebbe essere la chiave per nuovi trattamenti per il morbo di Parkinson.
Il Parkinson è legato ad un ormone dell’intestino: i dettagli della scoperta
Una forma specifica di grelina, lo stesso ormone intestinale che ci fa sentire il senso di fame, potrebbe anche bloccare la formazione di nuove cellule nervose. Questo secondo una ricerca pubblicata martedì sulla rivista Cell Reports Medicine. Sembrerebbe che tutto dipende dal fatto che ci sia più acil-grelina (AG) o grelina non acilata (UAG), che sono più o meno simili. Sebbene l’AG sia noto per promuovere la formazione delle cellule cerebrali, la nuova ricerca stabilisce che l’UAG sembra fare il contrario.
Il team di scienziati del Regno Unito e dell’Australia ha trovato un alto rapporto tra UAG e AG nei campioni di sangue di pazienti affetti da morbo di Parkinson con demenza. Quanto emerso suggerisce che l’ormone è probabilmente parte del problema. Per fortuna, secondo gli scienziati, la scoperta potrebbe aiutarli a sviluppare nuovi trattamenti per il Parkinson. In un comunicato stampa, il ricercatore capo Jeffrey Davies, neurobiologo molecolare presso la Swansea University, ha affermato quanto segue:
“Il nostro lavoro evidenzia il ruolo cruciale della grelina come regolatore di nuove cellule nervose nel cervello adulto e l’effetto dannoso della forma UAG in particolare. Questo ormone rappresenta un obiettivo importante per la ricerca sui nuovi farmaci, che potrebbe portare in definitiva a un trattamento migliore per le persone con Parkinson”.
Prima di arrivare ad un cura contro il morbo di Parkinson, il lavoro è ancora lungo. I tentativi di correggere lo squilibrio tra UAG e AG sono stati tutti fatti su topi di laboratorio. Quindi gli scienziati dovranno prima testare sugli esseri umani le nuove cure. La scoperta potrebbe aiutare i medici nei trattamenti per curare i malati di Parkinson.
Fonte foto: pixabay
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