Indagine Malagò FIGC: cosa può accadere a Mancini
L’indagine Malagò FIGC apre un nuovo fronte nel calcio italiano e impone prudenza su uno scenario che, al momento, resta tutto da definire. La Procura generale dello Sport ha chiesto di approfondire la regolarità della candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Federazione italiana gioco calcio, con particolare attenzione alla sua posizione di tesserato al momento della presentazione delle candidature.
La verifica nasce dal ricorso dell’avvocato Renato Miele, ex calciatore della Lazio che aveva provato a candidarsi alla guida della FIGC senza ottenere il sostegno necessario da una delle componenti federali. Il punto centrale non riguarda il risultato delle elezioni in sé, ma il rispetto dei requisiti formali richiesti dallo Statuto per l’accesso alla presidenza.
Indagine Malagò FIGC: il nodo del tesseramento
Per ricoprire la carica di presidente FIGC occorre essere in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura, oltre a disporre dell’appoggio di una componente del sistema federale. È proprio sul primo requisito che si concentrano gli accertamenti.
Malagò è stato eletto il 22 giugno con una larga maggioranza, superando Giancarlo Abete. La FIGC ha sostenuto che il presidente fosse stato considerato candidabile dai propri uffici. Tuttavia, la Procura generale dello Sport ha ritenuto necessario acquisire la documentazione relativa al tesseramento e verificarne con precisione decorrenza e validità.
Non si tratta quindi di una decisione già presa, né di un giudizio sulla legittimità dell’elezione. È una procedura di accertamento che dovrà stabilire se il requisito esistesse effettivamente nel momento richiesto dalle norme federali.
Il ricorso di Renato Miele e la verifica della Procura
I precedenti ricorsi di Miele erano stati dichiarati inammissibili dagli organi della giustizia sportiva perché l’avvocato non disponeva della legittimazione necessaria per contestare la candidatura di Malagò. Non aveva infatti ottenuto il sostegno di una componente federale per partecipare alle elezioni.
La questione del tesseramento, però, non è stata affrontata nel merito da una decisione definitiva. Per questo la Procura generale dello Sport ha chiesto alla Procura FIGC di aprire un fascicolo e verificare la documentazione.
Il compito passa ora al procuratore federale Giuseppe Chiné, che dovrà acquisire gli atti, ricostruire le date e valutare la posizione del presidente. L’11 settembre, inoltre, la Corte federale FIGC esaminerà un nuovo passaggio del ricorso presentato da Miele.
Cosa rischia Giovanni Malagò
Gli scenari evocati nelle ultime ore sono rilevanti, ma restano condizionati all’esito dell’indagine. Se gli accertamenti dovessero confermare la regolarità del tesseramento, il procedimento potrebbe chiudersi senza conseguenze sulla presidenza FIGC.
Solo in presenza di un’eventuale irregolarità potrebbero aprirsi valutazioni più ampie sulla validità della candidatura e dell’elezione. In astratto, si arriverebbe a discutere di annullamento delle elezioni FIGC o, nello scenario più estremo, di commissariamento della Federazione.
Sono ipotesi che richiederebbero ulteriori passaggi procedurali e decisioni degli organi competenti. Per questo è prematuro parlare di decadenza o di cambiamenti imminenti ai vertici del calcio italiano.
Roberto Mancini rischia la panchina della Nazionale?
L’eventuale effetto sulla nomina di Roberto Mancini ct della Nazionale è l’aspetto che ha attirato più attenzione. Mancini non è coinvolto nell’indagine e non viene messa in discussione la sua posizione personale. La sua nomina potrebbe essere rivalutata soltanto come conseguenza di una possibile invalidità degli atti adottati dal presidente FIGC.
Il ragionamento è semplice: se l’elezione di Malagò venisse annullata, gli organi federali dovrebbero stabilire quale sorte riservare alle decisioni assunte successivamente, compresa la scelta del commissario tecnico.
Al momento, però, non esiste alcun provvedimento contro Mancini né un’indicazione concreta che la sua panchina sia vicina a cambiare. La sua posizione resta legata all’esito della verifica sul tesseramento del presidente federale.
Le scelte di Malagò e il Consiglio federale
La nomina di Mancini rientra in un progetto più ampio che coinvolge anche Claudio Ranieri, Gianfranco Zola e Diana Bianchedi. Il presidente della Lega Serie B, Paolo Bedin, ha invitato a non formulare giudizi anticipati e ha sottolineato il profilo delle figure scelte.
Malagò dovrebbe spiegare in modo dettagliato le sue decisioni nel Consiglio federale previsto a settembre. L’appuntamento arriverà in una fase delicata per la FIGC, chiamata a gestire contemporaneamente il lavoro sul rilancio della Nazionale e il procedimento sulla candidatura del suo presidente.
Per ora il punto fermo è uno: l’indagine su Malagò non produce automaticamente effetti sulla guida federale né sulla panchina della Nazionale. Saranno gli atti, le date del tesseramento e le valutazioni della Procura FIGC a determinare i prossimi sviluppi.


