Le nostre “Poesie Superbe”: intervista a Fabio Muzzio e Debora Borgognoni

 

Dopo il successo di FrammentiAvari, Seven Blog (http://www.sevenblog.it), il noto blog culturale dedicato alla letteratura, la fotografia e l’arte a 360°che il 1° settembre ha compiuto tre anni, ha organizzato una maratona di poesie dal titolo “Poesie Superbe”. La maratona durerà sette mesi come i sette peccati capitali e ogni mese verterà su una tematica diversa. “Poesie Superbe” è la testimonianza che la poesia rimane una forma d’arte esclusiva e dal grande valore espressivo. Grazie a “Poesie Superbe” molti poeti potranno confrontarsi e farsi conoscere.

Gli ideatori di questa interessante iniziativa sono Fabio Muzzio e Debora Borgognoni che fondendo le loro competenze, la loro creatività e professionalità nell’ambito della comunicazione, della letteratura e della multimedialità hanno creato la Tlà Comunicazione (http://www.tlacomunicazione.it) , agenzia letteraria e di comunicazione.

Fabio Muzzio è un grande comunicatore, giornalista pubblicista. Si autodefinisce un “dj mancato” ed è docente a contratto dell’Università di Modena e Reggio Emilia, corso di Laurea Magistrale Pubblicità, Comunicazione digitale e d’Impresa. Debora Borgognoni è una  creativa, art director, fotografa, autrice del saggio “Lo scrittore emergente in Italia. Analisi di una subcultura nella comunicazione mediale (Libreria Universitaria Edizioni, 2017), ha collaborato con diversi blog letterari e culturali.

 

In questa esclusiva intervista Fabio e Debora ci parlano della maratona di concorsi letterari “Poesie Superbe” (il regolamento completo è su http://www.sevenblog.it/concorsi-poesiesuperbe) e del loro entusiasmante lavoro di creativi lasciando emergere tanta professionalità e una passione che li differenzia nell’ambito culturale odierno.

 

  1. Com’è nata l’idea della maratona di concorsi letterari “Poesie Superbe”?

Fabio: Per una questione di cavalleria, rispondo io. Il primo libro di Debora è una silloge che racchiude – correggimi se sbaglio, Debora – circa cinquanta poesie scritte dai tredici ai diciannove anni. Dopo varie maratone di concorsi letterari e fotografici in cui abbiamo cercato di diffondere lo spirito del Blog, ci siamo tenuti la poesia come ciliegina sulla torta perché crediamo sia la massima forma letteraria.

Debora: Cavalleria, eh. Va bene che il mondo si sta femminilizzando… È verissimo che nasco come poetessa. Scrivo poesie con la mia penna Cartier, ancora su carta, mentre il resto (pensieri, racconti, articoli, romanzi) chiaramente è prodotto a computer. Ho ancora questo rispetto reverenziale verso la poesia. Benedetto Croce chiamava poesia le opere di valore (sia in prosa, sia in versi) e letteratura le opere che non sarebbero riuscite a elevarsi al livello di vera poesia. 

  1. Tre aggettivi che caratterizzano una “poesia superba”?

Fabio: Prima di tutto peccaminosa, perché SevenBlog racconta i vizi della nostra società in chiave culturale. Poi direi sinestesica, perché abbiamo associato colori e peccati capitali.

Debora: Il terzo aggettivo è senz’altro esornativa, nel senso che deve rispondere al criterio dell’estetica, del piacere, che è uno degli scopi della letteratura.

  1. Qual è il ruolo della poesia in questa società contemporanea?

Debora: Il ruolo della poesia non è mai cambiato, almeno dall’alfabetizzazione in poi (prima serviva a ricordare e tramandare delle storie e veniva recitata dal colto al popolo): ha una funzione estetica ed etica insieme.

  1. Secondo voi che utilità ha per un poeta o scrittore partecipare a un concorso letterario come “Poesie Superbe”?

Fabio: SevenBlog è un progetto di Tlà Comunicazione, agenzia letteraria & agenzia di comunicazione, e come agenzia letteraria facciamo scouting anche attraverso i nostri concorsi.

Debora: Tra l’altro sono convinta che un aspirante scrittore si debba mettere alla prova attraverso dei temi imposti: credo sia un esercizio di scrittura creativa davvero utile.

  1. Seven Blog è un prodotto culturale della Tlà Comunicazione, nota agenzia letteraria e di comunicazione. Qual è la vostra “mission” nel panorama editoriale italiano? Parlateci di questa esperienza professionale…

Fabio: Come scrisse Debora qualche tempo fa, se una società non investe in cultura, è zoppa. Per noi non è solo un lavoro, ma una naturale evoluzione delle nostre personalità e dei nostri obiettivi. Insegno all’Università (di Pavia e ora di Reggio Emilia) da quindici anni: parlo di giornalismo, di letteratura, di editoria, sì, ma soprattutto di uno stile di vita, di uno scopo che va ben oltre un corso, e cioè di una salvezza dalle idiosincrasie del mondo. Poi Debora ha un gran fiuto nello scovare nuovi talenti. Lo dimostrano anche i successi dell’agenzia: diciamo che ho una socia che sa il fatto suo perché ama ciò che fa.

  1. Com’è cambiata la figura dell’intellettuale nell’epoca del self-publishing?

Debora: Non è cambiata per il diffondersi del self-publishing, è cambiata per motivi molto complessi, tra cui, forse, uno dei principali è il ventaglio di tematiche con cui un intellettuale oggi si deve confrontare. È il cosa, non il come, insomma. Il come non ha importanza. Chi si autopubblica non fa decadere il ruolo di un intellettuale, purché l’intellettuale abbia ancora qualcosa da dire. Il fatto è che oggi lo scrittore-intellettuale vive di autoreferenzialità. È pubblicitario di se stesso, in una comunicazione basata su quegli slogan ben descritti da Geert Lovink in Ossessioni collettive. Vince e vende lo scrittore che ha la battuta più esilarante, che ottiene condivisioni e like (cioè quello che ogni social media ci chiede in cambio al servizio – gratuito – offerto), che diventa virale. Già Sartre nel 1947 si chiedeva cosa fosse l’intellettuale, rispondendosi che è uno che si occupa di ciò che non lo riguarda. Con Gramsci ha poi acquisito due significati ben distinti: è diventato organico o critico. Lo scrittore di oggi tende a essere un intellettuale organico, e a svolgere quindi una funzione consolatoria. Ma l’orizzontalità è davvero così democratica?

Fabio: In pratica, Debora vi ha riassunto una parte del suo saggio critico, Lo scrittore emergente in Italia. Analisi di una subcultura nella comunicazione mediale (Libreria Universitaria Edizioni, 2017). È un libro molto utile per approfondire questa tematica.

  1. Quali competenze deve possedere un abile talent scout letterario?

Debora: Ha già risposto un po’ Fabio. Deve amare leggere, prima di tutto. Deve essere molto informato sull’attualità, e un comunicatore lo è. Deve conoscere l’editoria, senza esserne troppo innamorato, ma sapendo valutare le bellezze e le falle di questo mondo. Poi credo che il fiuto per il talento sia anche un po’ un dono naturale. 

  1. Progetti futuri della Tlà Comunicazione… Qualche anticipazione?

Fabio: Sicuramente portare avanti il progetto di SevenBlog, in cui crediamo davvero tanto. Speriamo anche di riuscire a ottenere fondi per farlo diventare una vera e propria rivista letteraria. Questo è il nostro obiettivo a medio termine.

 

 

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24