Erri De Luca a Pescara: report dell’incontro
Erri De Luca a Pescara: tra sensibilità e cultura
Erri De Luca a Pescara. Il 31 maggio 2019 presso il Teatro Massimo di Pescara alle ore 18:00 si è tenuto un incontro molto interessante con lo scrittore Erri De Luca. Non solo un semplice scrittore, ma un vero e proprio uomo di mondo impegnato sul sociale e portatore di valori che al giorno d’oggi sono sempre più rari. Erri De Luca ha incantato per circa un’ora il pubblico della città . Un incontro intimo, raccolto, quasi un discorso tra amici che si ritrovano e si raccontano reciprocamente. Le parole dello scrittore sul palco sono state accompagnate dalle domande di una giornalista molto simpatica che ha condotto con leggerezza lo spettacolo.
Erri De Luca a Pescara: cultura, ironia e pungente delicatezza
Senza mai adoperare toni violenti né volgari, Erri De Luca ha mostrato un’autoironia e più in generale un’ironia invidiabili. I temi affrontati sono stati molteplici: dalla cultura all’immigrazione. E poi ancora si è parlato di Europa, di giovani e di sovranismo. Lo scrittore, già coinvolto in passato in situazioni spiacevoli a causa della sua battaglia contro la Tav, anche stavolta ha mostrato un’assoluta sensibilità verso i temi sociali e nei confronti dei diritti umani.
Non un semplice incontro, ma uno scambio di idee
Erri De Luca ha parlato di democrazia culturale e di come i suoi incontri siano gratuiti proprio per permettere a tutti di essere presenti, senza alcuna distinzione. Ha raccontato del suo essere lettore ancor prima di scrittore affermando che se lui ad oggi scrive è:
“perchè ho ascoltato molte storie.”
Le parole, come ha più volte detto l’autore, sono di fondamentale importanza. Tanto che perfino la religione cristiana è una religione fondata sulle parole, in quanto in essa c’è stata la prima divinità monoteista che si è espressa attraverso le parole. Queste ultime non solo comunicano, ma soprattutto suscitano. La voce riesce a suscitare e quindi, a trasmettere.
Successivamente lo scrittore ha raccontato quando ha deciso di vedere da vicino i migranti e le loro condizioni sui gommani e poco dopo essere sbarcati sulle nostre coste. Ha spiegato di come inizialmente non comprendesse come una madre, ad esempio, potesse esporre i propri figli ad un pericolo così grande come un viaggio in mare aperto su un gommone. Alla fine non senza emozione ha affermato:
“Ho capito che la disperazione è la forza motrice maggiore.”
Europa, giovani e opportunitÃ
Il discorso ha toccato come suddetto anche il tema dell’Europa, delle guerre, dei giovani in Europa e della sua opinione relativa ai sovranismi di cui ultimamente si parla molto. Ha citato Virgilio, ma anche Ungaretti e ha spiegato come al contrario della sua generazione, i giovani di oggi sono nati in qualcosa di grandioso come l’Europa. I giovani sono nati in luogo senza frontiere al contrario della generazione precedente, che ha vissuto in un’Europa chiusa e spesso in guerra.
Oggi infatti c’è la possibilità di spostarsi da un luogo ad un altro con la stessa moneta. I giovani a diciotto anni possono decidere dove vivere e dove cercare lavoro per dare sfogo alle loro capacità . Il loro titolo di studio vale ovunque. I sovranismi e i nazionalismi sono zavorre. Sono pesi, carichi pendenti che l’Europa si porta dietro. Fanno parte di una nostalgia da lasciare al passato perché non rappresenta il futuro, ma solo qualcosa da lasciare dov’è per poi andare avanti. Per lo scrittore i “vecchi” non dovrebbero mai bloccare la strada ai giovani.
L’Europa è giovane e spetta ai giovani.
Non solitudine, ma isolamento
Oltretutto durante l’incontro è stata data al pubblico la possibilità di porre alcune domande a Erri De Luca. A tal proposito è stato affrontato un discorso molto interessante sulla solitudine. Lo scrittore ha raccontato di come la lettura infatti gli abbia insegnato ad isolarsi pur avendo intorno molte persone. Ridendo ha raccontato di quando lavorava in fabbrica e non sentiva il bisogno di guardare l’orologio per sapere che ore fossero. Per lui nulla era pesante, in quanto anche se il suo corpo era fisicamente in un luogo, la sua mente era altrove: viaggiava, ripensava, sognava. Proprio per questo motivo con il tempo l’autore ha imparato a leggere e a scrivere anche in condizioni di caos e agitazione. Da qui il discorso sulla solitudine e sull’isolamento.
Alla fine dello spettacolo Erri De Luca ha ricevuto in dono due bottiglie di vino rosso abruzzese e ha gentilmente autografato i libri di tutti i presenti in sala.
Condividi Articolo:





