Sergio Panero

Sergio Panero: le pulsioni di Vita e di Morte nella fotografia

         
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La fotografia di nudo è una forma artistica attorno alla quale ruotano tanti pregiudizi e tanti falsi cliché. Nelle sue fotografie, il fotografo Sergio Panero, reduce dal primo appuntamento della mostra “Eros e Thanatos” organizzata dall’Associazione Culturale le Rêve  di Novara rappresenta le pulsioni di vita e morte che sono insite nell’essere umano.

La fotografia è il mezzo attraverso il quale l’artista cattura frammenti indelebili di Bellezza e Infinito al di là dello scorrere del tempo. Il mondo della fotografia con l’avvento del digitale sta inevitabilmente cambiando ma c’è chi come Sergio Panero, fotografo di Alba e dall’ inestimabile fermento artistico crede nella sua valenza espressiva. Il suo intento è quello di rubare “un pezzo dell’anima” dei suoi soggetti così come sostenevano i nativi d’America che si dichiaravano scettici nei confronti di questa forma d’arte visiva.

In attesa del prossimo appuntamento del ciclo di eventi “Eros e Thanatos” che si terranno a Novara nei prossimi mesi presso l’Associazione Culturale le Rêve n via Monte San Gabriele n°13 a Novara abbiamo intervistato Sergio Panero che ci ha parlato del suo mestiere di fotografo e di come sia importante dedicarsi ad esso con passione ed entusiasmo,

Quando è nato l’interesse per la fotografia e perché?

La prima volta che ho preso una macchina fotografica in mano avevo 7 anni. I risultati ovviamente erano scadenti, ma da lì qualcosa è “scattato”. Il perché penso sia legato al principio stesso della fotografia: rendere immortale un attimo.

Qual’ è la parte più divertente del tuo mestiere?

La parte più divertente? A parte scattare per i progetti che mi saltano in mente (quelli che scelgo io), una cosa che mi diverte è parlare e pranzare con i soggetti che ritraggo. Mi piace entrare in empatia con le persone con cui lavoro.

E quella più noiosa?

La cosa più noiosa è portare a termine lavori su commissione. Mi sento limitato e non posso fare ciò che voglio. Un’altra cosa che trovo noiosa è scegliere gli scatti per conto terzi. Ci sono scatti che a me possono piacere e ad altri no e viceversa, quindi non amo questo momento del mio lavoro.

Sergio Panero che cos’è per te il Bello?

Il bello è ovunque… il bello è un bambino che sorride, un fiore che profuma…un quadro che scuote la tua anima, una fotografia che ti parla, un abbraccio di quelli seri, di quelli che ti tolgono il fiato. E poi il bello sono le donne. I miei soggetti preferiti.

Come definiresti le tue fotografie? Tre aggettivi in grado di caratterizzarle…

Questa degli aggettivi è una domanda ostica per me. Trattandosi delle mie fotografie, che considero mie creature come potrei trovare aggettivi che potrebbero limitarle e non dire tutto? Può sembrare superbia, ma semplicemente è ciò che penso. Alcuni le definiscono diverse, altri semplicemente belle, altri ancora “volgari”. Per me sono ricordi di un attimo. Non scarto mai le foto, le tengo sempre tutte. Anche le foto sbagliate mi dicono qualcosa. Se il soggetto sorride, io sorrido ricordando il momento.

 

Il celebre fotografo di moda Albert Watson ha sostenuto in una recente intervista che fare fotografie, con la sua macchina fotografica, è una combinazione di emozioni e sensazioni inedite. A te che effetto fa usare la tua macchina fotografica?

Sono molto vicino alla visione di Watson. Sensazioni ed emozioni fanno la fotografia diversa. Oggi tutti possono acquistare una digitale super professionale, e quindi tutti possono pensare di essere fotografi, ma scattare in modalità automatica anche con una macchina professionale non è la stessa cose di giocare con la luce, l’apertura, la sensibilità ISO. Ci hanno raccontato che i nativi Americani non volessero essere immortalati dalla macchina fotografica per paura che venisse loro rubata l’anima: questa è una cosa che cerco di imprimere nei miei scatti, cerco proprio di “rubare” un pezzo d’anima al soggetto.

Quali sono le cliché nella fotografia che non sopporti?

Quello che più non sopporto in riferimento alla fotografia di nudo è l’ignoranza della massa. Secondo i più una ragazza che si spoglia davanti all’obbiettivo è senz’altro una poco di buono e dall’altro canto il fotografo è un uomo che approfitta della situazione.

L’altro cliché moderno è relativo alla fotografia digitale. Come detto tutti pensano di essere fotografi sia con una reflex sia con uno smartphone.

Peccato che alla fine la maggior parte degli scatti della fotografia moderna rimangano relegati in memorie o pc, senza mai vedere l’onore della stampa.

Raccontaci dell’esperienza della tua personale per l’evento Eros e Thanatos organizzato dall’associazione novarese “le Reve”…

Sara Cavazzin, presidente dell’associazione Le  Rêve mi ha chiesto di partecipare con alcuni miei scatti alla prima puntata di Eros e Thanatos. Sulle prime non sapevo se avessi degli scatti adeguati all’argomento ma poi pensandoci ho valutato che laddove ci sia l’Eros, che nelle mie foto è sempre presente, è presente anche Thanatos, quando si pensa che, citando Ungaretti, “la morte si sconta vivendo”. Le donne che ritraggo hanno sia l’eros, la pulsione di vita propria della capacità generatrice, sia thanatos, la pulsione di morte, in quanto lottano tutti i giorni con lo scorrere del tempo (tempo? Esiste davvero? Ne parliamo un’altra volta).

Cosa pensi delle pulsioni di morte (Thanatos) e vita (Eros) insite nell’essere umano?

Diciamo che negli ultimi 2/3 anni ho rivalutato molto questi due concetti. Soprattutto la pulsione di vita.

Per quanto riguarda la pulsione di morte sono giunto alla convinzione che essendo la morte del corpo inevitabile, è inutile averne paura o soffermarsi oltremodo sul quando, dove e perché. Per chi ci crede è lo spirito quello che non deve morire. La morte spirituale si sarebbe una bella gatta da pelare.

Per quanto riguarda la pulsione di vita, Eros, visto a 360 gradi … beh … tutti i giorni deve essere una festa. Qualsiasi cosa si frapponga sulla nostra strada è stato messo lì per insegnarci qualcosa e per quanto difficile sia da capire, per renderci felici.

Quali consigli daresti ad un giovane che vuole intraprendere la carriera professionale di fotografo?

Hai un’altra domanda? Penso di non essere la persona adatta per rispondere. Sinceramente non so se suggerirei a qualcuno di intraprendere la professione di fotografo. Il fatto è che, come ti ho già detto in precedenza, ormai tutti possono permettersi una reflex digitale. Tutti pensano di essere dei novelli Bresson o Newton. Dal canto mio mi considero sempre un appassionato di fotografia, molto professionale nell’approccio (soprattutto per quanto riguarda il discorso del nudo), ma sempre appassionato. Oggi devi avere followers sui social per essere considerato “noto”. O ancora peggio devi avere delle conoscenze o dei capitali in modo da poter investire sulla tua immagine. Se poi vali poco sarà la storia a dirlo ma sul momento hai avuto la tua visibilità.

Dal canto mio non so a che punto sono della visibilità, ma non è il motivo per cui scatto e per cui espongo.

In definitiva la prima cosa è la passione. Senza passione non vai avanti. Puoi anche magari diventare ricco e famoso, ma senza passione le foto non parlano.

Progetti futuri di Sergio Panero…

Anche in questo caso, sono obbligato a rispondere?

Scherzi a parte.

Più che un progetto il mio è un desiderio. Mi piacerebbe, attraverso le prossime mostre o lavori che farò, cambiare la visione che ha il pubblico nei confronti della fotografia di nudo. Sono molti anni che combatto contro questi preconcetti. L’essere umano nasce nudo e ritengo naturale l’esposizione del corpo. Sfortunatamente in Italia questi preconcetti sono molto forti, vuoi per la presenza della Chiesa, vuoi per il velo di tabù che da secoli ricopre la figura femminile ed il suo corpo.

Parlando di mostre penso parteciperò ali prossimi appuntamenti organizzati dall’organizzazione Le Reve.

A livello locale espongo in modo permanente presso un negozio di Barbieria ad Alba. Nei prossimi giorni allestirò una mostra dedicata al treno. Nel corso degli anni ho ritratto le “mie” modelle sia sui binari (senza che corressero alcun rischio ovviamente!) sia a bordo di treni in viaggio. Devo selezionare 12/14 scatti su poco più di un migliaio, quindi meglio che ci dò dentro… ahahahah.

Collaboro con due curatori a Roma, e prevedo di partecipare alla prossima mostra organizzata da loro. Collaboro inoltre con un gruppo di artisti a Barcellona, Spagna, che mi invitano alle loro manifestazioni. Al momento ho una foto esposta a Barcellona all’interno di un locale della movida.

Penso che intensificherò le mie collaborazioni con la Spagna e cercherò sbocchi all’estero, dove non ci sono tanti problemi con il nudo.

 

 

 

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24