Lega denuncia 'muro di silenzio' sul referendum

Lega denuncia ‘muro di silenzio’ sul referendum

 

ROMA – Lega denuncia ‘muro di silenzio’ sul referendum. A una manciata di giorni dal referendum sulla giustizia, il Carroccio accende i riflettori sulla tornata referendaria, denuncia il “muro di silenzio” dei media e tenta di scalare un altro muro, quello del raggiungimento del quorum, obiettivo lontano secondo gli ultimi sondaggi pubblicati la scorsa settimana. Dice il segretario Matteo Salvini: “Proviamo a superare il bavaglio, l’indegna congiura del silenzio che la sinistra, Pd-Cinquestelle, e i loro agenti nelle redazioni televisive, radiofoniche e giornalistiche portano avanti. Per loro i referendum non esistono, vogliono continuare ad usare i tribunali per vincere le elezioni con le sentenze dei giudici”.

Roberto Calderoli, invece, da ieri sera ha iniziato una sciopero della fame “per rompere questo muro di silenzio, abbiamo deciso di mettere in atto un’iniziativa forte ma non violenta, uno sciopero della fame. O crolla il muro del silenzio o andrò avanti fino al giorno 12 o finché resterò in piedi. Credo che dobbiamo dare un messaggio forte”. Calderoli con i Radicali ha anche scritto una lettera al presidente Sergio Mattarella per denunciare quanto starebbe accadendo.

Lega denuncia ‘muro di silenzio’ sul referendum

Intanto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte difende la scelte dei No al referendum e il lavoro in Parlamento. “Noi abbiamo presentato una riforma complessiva della giustizia e non pensiamo che a colpi di referendum si possano migliorare, accelerare i tempi della giustizia. I referendum così concepiti sembrano quasi una vendetta della politica nei confronti della magistratura”.

La capogruppo del Pd alla Camera, Debora Serracchiani, ribadisce la posizione dem: “I quesiti, se approvati, creano maggiori problemi che soluzioni”. Tuttavia nel Pd non sono pochi gli esponenti che hanno già dichiarato che voteranno a favore di alcuni quesiti, da Andrea Marcucci a Giorgio Gori passando per Stefano Ceccanti ed Enrico Morando. Tuttavia, nell’ultima direzione dem, il segretario Enrico Letta ha smussato possibili tensioni spiegano che il Pd è per 5 No, ma che non è una caserma.

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24