Stefano D'Orazio

Stefano D’Orazio il batterista dei Pooh si racconta in un’intervista esclusiva

         
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Stefano D’Orazio si racconta in un’intervista esclusiva dopo l’uscita del suo secondo libro “Non mi sposerò mai”.

Lo abbiamo incontrato per voi a Chieti Scalo al The Hostel prima di un attesissimo firmacopie.

 

Com’è nato questo libro?

E’ nato  involontariamente, non era nelle mie intenzioni scrivere un libro, tanto meno su questa mia vicenda però, come stavo raccontando prima, a forza di mettere insieme piccoli appunti, una sorta di diario di bordo delle mie vicissitudini, mi sono trovato a mettere insieme quello che poi è venuto fuori e si è chiamato “Non mi sposerò mai”.

Nel tuo libro affronti un tema delicato come il matrimonio con sottile ironia. Quanto è importante nella vita di un uomo secondo te un evento simile?

Sottile mica tanto eh… Sono proprio un mascalzone… Io credo che dipende sempre come lo prendi.  Ci sono quelli che vedono il matrimonio  come un punto di arrivo, qualcun altro viceversa come un punto di partenza, qualcun altro ancora come un inciampo momentaneo a cui poi ci ci può anche mettere una pezza; ognuno se lo vive come è; ognuno ha il suo modo di esistere e di conseguenza di leggere questi momenti della vita importanti.

Nel mio caso non credo  sia stato un momento di quelli in cui mettere un paletto o un momento di transizione; non è cambiato nulla per cui sono contento così . Anche le narrazioni, sono abbastanza strane perché di solito ti raccontano che dopo il matrimonio ci si scopre nemici e tutto quello che eri prima poi non lo sei; e invece no, non è così. Non so perché lei è tollerante nei miei confronti più di quanto io lo sia col mondo che mi circonda; posso affermare con tutta tranquillità che in effetti la mia vita  non è cambiata granché.

Tu hai fatto le cose in grande annunciando il tuo matrimonio all’arena di Verona davanti a migliaia di fan…

Io non volevo fare la cosa in grande… Volevo semplicemente fare una sorpresa a lei e fare il cazzaro come è mio modo di essere.

Una volta raccontato a questo punto è impossibile tornare indietro  e dalla mattina dopo mi sono reso conto di essermi cacciato veramente in un guaio. Un guaio serio perché il matrimonio io me lo ricordavo da chierichetto , quando servivo la messa arrivavano gli sposi con la macchina del cugino con i barattoli legati dietro con scritto “oggi sposi”, entravano in chiesa, le mamme piangevano, il prete spostava il vasetto di fiori dall’altare e diceva tutte le cose, le formule magiche, alla fine si tiravano il riso, due spaghi e vissero felici e contenti…

Oggi è un inferno, ci sono tutte specializzazioni, non c’è una parola in italiano che riesca a raccontare il matrimonio, comincia da location ed arriva a flower stylist e catering…

Il menu del catering non ha più una parola identificabile con quello che mangi; noi quando siamo andati a fare questa cosa del catering è stato meraviglioso perché sentivo dire delle cose tipo “potremmo fare un … che poi non era altro pasta e fagioli… Se lei la vuole chiamare pasta e fagioli…  Non è che la voglio chiamare pasta e fagioli…  Questa è pasta e fagioli! Se poi tu me la vuoi chiamare in altro modo va bene però diciamoci una cosa in italiano tipo “volemose bene

Un capitolo del libro si chiama “Tu chiamale se vuoi emozioni”, chiara citazione di una canzone di Lucio Battisti di cui quest’anno ricorre il ventennale della morte. Eri un suo fan?

Tutti siamo stati fan di Mogol – Battisti perché dentro a  piccole storie c’erano le nostre. Per cui sicuramente è una frase che mi è rimasta. Siccome nel momento per descrivere il capitolo che parla dell’arrivo di Tiziana sotto braccio al papà su quello che doveva essere l’altare; eravamo all’aperto però in ogni caso la sensazione doveva essere ed era quella: quando me la sono vista arrivare vestita di bianco, col papà accanto, i petali per terra con tutti gli altri che la guardavano dicendo “ma che bella” è chiaro che ho avuto un’emozione indescrivibile,  di quelle che smentiscono il mio cinismo e le mie corazze che a volte  mi allestisco intorno per far finta di essere l’uomo che non deve chiedere mai. In fondo anche dentro il petto di un batterista si nasconde un cuoricino ed era lì che batteva…

Questo è il tuo secondo libro. Hai già pensato ad un eventuale tuo terzo? Cosa c’è nel futuro di Stefano D’Orazio?

Io devo dire che la fortuna è sempre stata quella di non programmare il mio futuro: Ho sempre inciampato nella mia vita alla fine, anche perché l’ho sempre vissuta con una sorta di curiosità non pilotata.

Quando ho smesso di fare i Pooh, involontariamente sono andato nei musical.

Poi un certo giorno mi è venuta la voglia di raccontare la mia vita, sempre in chiave pseudo negativa.

Così  ho scritto  il mio primo libro, “Confesso che ho stonato” che non sono altro che le confessioni di tutto quello che ho fatto nella  vita:  tutte le mie figuracce che ho elencate per bene. Nasceva come 800 pagine, poi l’editore mi disse: “che ti sei fumato? (testuale) Vediamo un attimo di ridurre, non può essere superiore a 200 pagine”,

Ho passato un’estate a tagliare, a fare quello che secondo lui accorciava e poi improvvisamente mi ha detto: “l’ho fatto leggere! È divertentissimo! Portalo a 400!” e in quelle 400 pagine ci sono una raffica di stupidaggini che ho fatto nella mia vita, tutte le cose che mi sono andate male o che non  sono andate come volevo. Anche da un punto di vista di amicizie, di incontri, di sesso…

Ho raccontate le figuracce: tutte là dentro,  perché diventa una sorta di psicanalisi:

Ho avuto questa maniera di raccontarmi , senza troppi peli sulla lingua, senza troppa voglia…

Mi dicono “sai quando uno fa una biografia tende in qualche maniera a infiocchettarsi, a fare quello che è stato bello, ricco,  alto, occhi azzurri e biondo…” Tutto questo, poi,  non è vero per cui tanto vale dire che sono basso e grasso… E quello ti aiuta a sdrammatizzare tutti quelli che possono diventare, se presi male, dei complessi che non sono quelli musicali.

 

Nella foto Stefano D’Orazio con il giornalista Piero Vittoria e la moglie Tiziana durante la presentazione del libro “Non mi sposerò mai” al The Hostel a Chieti Scalo

 

Sito ufficiale

 

 

Autore dell'articolo: Marco Vittoria