Tumore al cervello: una nuova sostanza chimica provocherebbe un’autodistruzione delle cellule cancerogene maligne

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Gli scienziati hanno scoperto un composto chimico (KHS101) che provocherebbe l’autodistruzione delle cellule tumorali di glioblastoma, la forma letale di cancro cerebrale. Ecco i risultati della scoperta scientifica.

Lotta al glioblastoma: la ricerca dell’Università di Leeds

Una nuova sostanza chimica potrebbe migliorare la sopravvivenza del cancro al cervello: il glioblastoma, uno dei più aggressivi tra i tumori cerebrali primitivi. Nonostante i progressi della neurochirurgia e della neuro-oncologia, la sopravvivenza dei pazienti affetti da glioblastoma è breve, mediamente di 12 mesi al massimo dalla diagnosi e ha un picco di incidenza compreso tra 50 e 65 anni. Le cellule maligne si moltiplicano molto velocemente in questa forma di cancro, per questo è particolarmente difficile da trattare. Il tasso medio di sopravvivenza a questa forma di tumore così aggressivo è di 10-12 mesi. Secondo alcuni studi, il tasso di sopravvivenza a 5 anni è inferiore al 10%. Tuttavia, una nuova ricerca condotta da un team internazionale di scienziati potrebbe aver scoperto una nuova cura volta ad impedire alle cellule tumorali di diffondersi così velocemente. Un nuovo composto chimico sintetico, chiamato KHS101 provocherebbe l’autodistruzione delle cellule tumorali. Heiko Wurdak, Docente e ricercatore dell’Università di Leeds nel Regno Unito, ha diretto lo studio scientifico, il quale è stato pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine.

KHS101 inibisce la crescita del tumore (-50%)

Recenti esperimenti di laboratorio hanno scoperto che il KHS101 distrugge i mitocondri delle cellule tumorali. Conosciuti anche come “centrali elettriche della cellula“, i mitocondri sono piccoli organelli responsabili della trasformazione delle sostanze nutritive in energia. Distruggendo il buon funzionamento dei mitocondri, il KHS101 induce l’autodistruzione delle cellule: “quando abbiamo iniziato questa ricerca, pensavamo che il KHS101 potesse rallentare la crescita del glioblastoma, ma siamo stati sorpresi di scoprire che, invece, le cellule tumorali fondamentalmente si autodistruggono“, sottolinea Wurdak. Successivamente, i ricercatori hanno testato se il composto chimico potesse penetrare o meno nella barriera emato-encefalica ovvero la “barriera ubicata tra i vasi sanguigni del cervello (capillari) e le cellule e altri componenti che costituiscono il tessuto cerebrale“. Tale barriera è essenziale in quanto aiuta a proteggere l’organismo umano dall’azione degli agenti patogeni come batteri e virus. Tuttavia, la barriera può fungere da ostacolo quando gli oncologi cercano di somministrare farmaci. Così, Wurdak e i colleghi hanno trapiantato cellule tumorali umane in topi da laboratorio e hanno somministrato il composto chimico per esaminarne gli effetti. I topi trattati con il composto chimico hanno mostrato una diminuzione del 50% nella crescita e nella progressione delle cellule maligne, rispetto al gruppo di topi trattati con placebo. Il KHS101 potrebbe, secondo gli studiosi, penetrare la barriera emato-encefalica, per questo i topi trattati con KHS101 sono sopravvissuti alla malattia tumorale e il tessuto sano è rimasto inalterato. Inoltre, è importante sottolineare che i ricercatori hanno anche scoperto che il composto ha avuto successo nel trattamento di tutte le diverse variazioni genetiche delle cellule tumorali.

Conclusioni

Questo è il primo passo di un lungo processo e ciclo di studi, ma le nostre scoperte spianano la strada alla sperimentazione di farmaci che utilizzano come principio questo composto chimico. Speriamo che un giorno questi risultati possano contribuire ad allungare la vita dei malati oncologici“, ha sottolineato Heiko Wurdak. Il Professor Richard Gilbertson, uno dei massimi esperti di tumori, non coinvolto nello studio, ha commentato che “il trattamento per glioblastoma è rimasto sostanzialmente immutato per decenni, quindi c’è una necessità di sviluppare e sperimentare nuovi farmaci”.  I risultati sono incoraggianti“, aggiunge il Prof. Gilbertson, “sono necessari ulteriori rigorosi test prima che si possano trattare e curare le persone KHS101”.

 
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Autore dell'articolo: Jacqueline Facconti

Redattore, Web Editor e Web Content Manager, collabora con varie testate e magazine professionali, cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione, tecnologia e merceologia. Laurea magistrale in Strategia, Management & Controllo conseguita con votazione 110 e lode, Laurea in Economia Aziendale conseguita con 110 e Lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista. Ha svolto la professione di Ricercatore e di Consulente assicurativo e finanziario.