55 anni dalla Tragedia della Diga del Vajont

55 anni dalla Tragedia della Diga del Vajont:parla il Cng

         
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A 55 anni dalla Tragedia della Diga del Vajont il parere del C.N.G. Erano le 22:39 del 9 ottobre 1963 quando 263 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal monte Toc. Per non dimenticare †

Per non dimenticare a 55 anni dalla Tragedia della Diga del Vajont parla il Segretario del C.N.G.

Un’onda gigantesca alta 260 metri precipitò sulla diga del Vajont causando la morte di 1.917 persone.

“Il disastro del Vajont è la fotografia di un paese miope dal punto di vista della prevenzione e valorizzazione delle professionalità”; queste le parole Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio nazionale dei geologi.

“I geologi di allora – ricorda Angelone – furono inascoltati proprio come oggi: si continua a maltrattare il territorio e a sfidare la natura con il cemento”.

Il disastro ambientale e umano più tragico dal dopoguerra ad oggi causato da eccesso di superficialità nell’ignorare gli studi geologici.

“Il Vajont ha segnato per l’Italia una svolta – prosegue Angelone – come accadde con il sisma dell’Irpinia del 1980; quando il Presidente Pertini si vergognò di fronte alla popolazione mondiale”.

Domenico Angelone
Domenico Angelone

“Culturalmente siamo rimasti ancoràti alle logiche del pre-Vajont; cioè a rincorrere l’emergenza, apporre pezze ancora peggiori del buco che si vuole coprire”.

Non manca da parte del tesoriere un riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni 2018; impugnate dal Cng e da 13 Ordini regionali italiani davanti al Tar Lazio.

“Nei confronti dell’aggiornamento delle N.t.c. 2018 ci siamo sentiti costretti ad evidenziare tutte le criticità; è una norma che ci riporta indietro nel tempo”.

Sull’argomento anche il segretario del Cng ed ex presidente dell’Ordine dei geologi della Regione Calabria, Arcangelo Francesco Violo.

“Nel nostro paese si continua a morire per un’alluvione, come è successo la scorsa settimana a San Pietro Lametino, in Calabria”.

“I recenti eventi in Calabria – afferma Violo – hanno rafforzato l’urgenza di avviare una svolta in tema di prevenzione”.

“Non è più possibile classificare gli eventi calamitosi come ‘fatalità imprevedibili’”.

Conclude il geologo:

“Ad ogni tragedia si sbandiera la volontà di attivare serie politiche di prevenzione ma poi tutto finisce nel dimenticatoio”.

Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.