Bambino disabile: il prete non lo vuole in chiesa

A Bari, precisamente alla parrocchia Santa Croce di via Crisanzio, se un bambino soffre di una forma di disabilità, non ha la possibilità di frequentare la messa e ricevere i sacramenti. E’ quello che è successo a un bambino con un lieve deficit cognitivo e un problema comportamentale. Secondo il prete della parrocchia, il bambino disabile avrebbe potuto disturbare gli altri suoi compagni, distraendoli dalla messa.

Il bambino ha dieci anni e ora frequenta la quarta elementare. La sua condizione è accettata dai suoi compagni di classe, che non lo hanno mai escluso dalle feste e dalle compagnie. Anche quando inizia a urlare, o a parlare ad alta voce o quando, per riconoscere una persona, deve toccarla, perché ha un problema alla vista.

Bambino disabile escluso dal catechismo

Se con i suoi amici non ha mai avuto problemi di inclusione, di certo non si può dire lo stesso con qualche adulto. Il parroco di Santa Croce non lo vuole a catechismo e alla celebrazione dell’eucarestia, perché con il suo comportamento distrae gli altri bambini. «Non punto il dito contro nessuno. Ma voglio che mi si spieghi quello che, nonostante tante parole, non sono riuscita a capire», spiega la madre. Ha raccontato che il parroco le aveva parlato in privato un anno fa, e le ha spiegato la situazione. In questo arco di tempo non è riuscita a far andare a catechismo il bambino. Ma ora che ha iscritto anche il figlio più piccolo, ha deciso di ritentare.

«Mi ha detto che dopo tanti anni è finalmente riuscito a costruire un folto gruppo di bambini: la presenza di Antonio durante la funzione della domenica li avrebbe disturbati. A quel punto si è ricordato di me, dicendo che l’anno scorso Antonio ci aveva impedito di parlare», continua la madre del bambino, raccontando dell’incontro tra lei e il parroco, Don Vito.

Il sostegno degli altri genitori

La posizione di Don Vito ha fatto in fretta il giro di tutte le famiglie, portando i genitori a far cambiare parrocchia ai propri figli, per appoggiare il bambino disabile e la sua famiglia. «Sono disorientata. Ha senso nel 2017 parlare di tematiche come queste, che si credevano superate? E lui, parroco social, è autentico o ricoperto di una patina di ipocrisia? Negare i sacramenti a mio figlio è come negare l’estrema unzione», racconta ancora la donna.

Secondo il parroco, invece, si è chiesta solamente la collaborazione della famiglia perché non è facile controllare un bambino con questi problemi. Don Vito spiega che non sapendo come gestire questi casi, voleva almeno avere delle linee guida da seguire, ma sottolinea che i senso delle sue parole è stato chiaramente equivocato, sia dalla madre del bambino sia, a quanto pare,  da tutte le altre.

Fonte: repubblica.it