Cellule T: potrebbero arrivare nuovi vaccini per HIV, Zika e West Nile e altro ancora

Gli scienziati potrebbero essere un passo avanti verso lo sviluppo di vaccini contro virus come Zika, West Nile o HIV, secondo i ricercatori della Penn State College of Medicine. La maggior parte dei vaccini correnti funziona stimolando una classe di globuli bianchi chiamati cellule B per produrre anticorpi che circolano e controllano le infezioni nel sangue. Da decenni, gli scienziati hanno cercato un nuovo tipo di vaccino che attiva un altro fattore nel sistema immunitario, le cellule T per combattere le infezioni all’interno di diversi organi.

Come funzionano le cellule T

Un piccolo numero di cellule T, chiamate cellule T di memoria, vengono generate dopo un’infezione o un’immunizzazione. Alcune cellule T di memoria difendono il corpo in cerca di infezioni ripetute, mentre altre migrano negli organi e restano lì. Queste sono chiamate cellule di memoria residenti nel tessuto. Queste cellule sono situate laddove i virus e i batteri possono penetrare nel corpo, come la pelle, l’intestino e il tratto riproduttivo femminile, così come gli organi che sono altamente soggetti a lesioni, come il cervello.

In uno studio, un team di ricercatori, guidato da Aron E. Lukacher, presidente e professore di microbiologia e immunologia, e Saumya Maru, uno studente medico e dottorato, ha scoperto ulteriori dettagli su ciò che serve per generare le cellule T in risposta contro le infezioni ripetute.

Lavorando con il poliomavirus nei topi, ovvero virus a DNA, i ricercatori hanno sviluppato un vero e proprio elenco di virus alterati geneticamente che hanno stimolato i recettori delle cellule T in modo diverso. Le varianti di virus con una stimolazione più debole hanno dato origine a cellule T di memoria del tessuto residente nel cervello del topo che sono state maggiormente capaci di combattere una seconda infezione.

I ricercatori dei vaccini, quindi, sono diventati interessati a conoscere i fattori che promuovono il numero e la funzione di queste cellule.

La risposta delle cellule T proteggeranno in maniera più efficace, ha detto Lukacher. Altri ricercatori che hanno lavorato a questo progetto sono stati Todd D. Schell, professore di microbiologia e immunologia, e Ge Jin, ricercatore presso Penn State College of Medicine.

L’Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive, l’Istituto Nazionale di Disturbi Neurologici e l’Istituto Nazionale di Disturbi Neurologici hanno finanziato questa ricerca.

Non ci resta che aspettare aggiornamenti a riguardo.

Fonte

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