Chi ha paura di Junior Cally?

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SANREMO – Chi ha paura di Junior Cally? A pochi giorni dall’esplosione del caso (e delle polemiche) sul rapper, è giusto farsi qualche domanda. Ossia: il festival di Sanremo dovrebbe escludere questo discutibile personaggio dal cast dei Big, dopo le accuse di istigazione alla violenza e apologia del femminicidio?

Oppure sarebbe tutto inutile (e un filino ipocrita) perché i riflettori che si sono improvvisamente accesi su Junior Cally lo hanno già reso, di fatto, il vincitore morale, avendogli regalato un’improvvisa, quanto inattesa, popolarità?

Chi ha paura di Junior Cally?

Il mondo politico si è già diviso. Per Daniela Santanché le donne dovrebbero boicottare il festival, mentre Vittorio Sgarbi sostiene che un’eventuale “cacciata” di Cally sarebbe un provvedimento “ridicolo”.

Intanto la Regione Liguria, partner istituzionale del Festival di Sanremo, ha fatto sapere che “deplora” la presenza in gara di Junior Cally, “autore di testi sessisti e inneggianti alla violenza contro le donne”:

“Regione Liguria – si legge in un comunicato – è da sempre in prima linea per combattere la violenza di genere e nella condanna di ogni atteggiamento che possa incitarla o veicolarla”.

Sul tema è intervenuto anche il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, con una nota di condanna:

“Ritengo che si debbano prendere al più presto dei provvedimenti. L’odio verso le donne non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione artistica. Regione Liguria è da sempre in prima linea per combattere la violenza di genere e chiedere rispetto per le donne. Lo chiediamo nelle scuole, suoi luoghi di lavoro, nella politica e anche su un palco così importante come quello del teatro Ariston, dal quale si parla a milioni di italiani. Una linea che mal si concilia con i testi di Junior Cally contro le donne. Come Regione Liguria, partner istituzionale del Festival, esprimiamo pertanto condanna per le sue parole e riteniamo che si debbano prendere al più presto dei provvedimenti. L’odio verso le donne non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione artistica. E non è politically correct, è semplicemente buon senso. Usiamolo!”.

Autore dell'articolo: Elena De Lellis

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