Coltivazione cannabis: novità dalla Commissione Giustizia e Corte Costituzionale

Coltivazione cannabis: novità dalla Commissione Giustizia e Corte Costituzionale

         
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Non ci sarà nessun referendum sulla marijuana (per ora). Ecco com’è andata

Il 2022 si prospettava un anno ricco di interessanti novità in materia di cannabis, e gli occhi di tutti gli appassionati di questo argomento erano puntati sullo sviluppo della situazione relativa al referendum che avrebbe dovuto interrogare gli italiani sulla possibilità di depenalizzare la coltivazione domestica di marijuana.

Sembrava avvicinarsi il momento dello scontro decisivo tra i sostenitori e gli avversari più feroci della canapa, e chi acquista semi fastflowering e altri prodotti simili già pregustava l’idea di poterli coltivare tra le mura di casa senza rischiare di infrangere alcuna legge.

La Corte Costituzionale, però, ha deciso di bocciare il referendum, lasciando l’amaro in bocca a tutti coloro che avevano messo la propria firma per far sì che la consultazione popolare avesse luogo.

In questo articolo illustreremo le caratteristiche principali della normativa italiana sulla cannabis, spiegheremo in che modo si è tentato di modificarla e indicheremo quali sono stati i motivi della drastica scelta della Corte Costituzionale.

Coltivazione cannabis Italia, Cosa dice l’attuale normativa sulla marijuana

La legislazione italiana sulla cannabis è fondata su due fonti normative: il Testo Unico Stupefacenti (DPR 309/90) e la legge n.242 del 2 dicembre 2016.

La legge 242/2016 è stata emanata per promuovere la filiera agroindustriale della canapa, e indica quando è consentito utilizzare questa pianta a scopo industriale. Il suo dettato specifica che è liberamente consentita la coltivazione delle varietà di canapa indicate nel ‘Catalogo comune delle Varietà di specie delle piante agricole’ pubblicato dall’Unione Europea.

Questa legge affronta anche il tema delle destinazioni d’uso della pianta, indicando che la canapa può essere utilizzata solo per la produzione di determinati beni, tra i quali:

  • cosmetici;
  • fibre;
  • alimenti;
  • olii;
  • carburanti.

Il Testo Unico, invece, si occupa specificatamente di individuare quelle sostanze che vanno considerate stupefacenti (dunque illecite) e indica le pene relative al loro possesso, alla vendita e all’acquisto: tra queste, figura anche la cannabis, considerata una droga a tutti gli effetti a causa del suo contenuto di THC, una molecola con proprietà psicotrope.

Per questo motivo, la sua coltivazione per scopi diversi da quelli indicati dalla legge 242/2016 è sempre considerata un illecito, anche quando viene effettuata ai fini dell’uso personale.

Tuttavia, l’anno scorso è stata presentata alla Commissione di Giustizia della Camera dei Deputati una nuova proposta di legge che avrebbe potuto modificare sostanzialmente questa situazione normativa.

Coltivazione cannabis nuovo ddl: ecco cosa proponeva l’innovativo disegno di legge approvato dalla Commissione Giustizia

Il disegno di legge al quale abbiamo accennato nelle ultime righe del paragrafo precedente comprendeva diverse modifiche legislative, ma quella che ha fatto discutere più di tutte è stata la seguente: la depenalizzazione della coltivazione domestica della marijuana.

In sostanza, se questa proposta fosse diventata legge, chiunque avrebbe avuto la possibilità di crescere delle piante di cannabis, per un massimo di 4 esemplari femminili, ma solo per uso strettamente personale.

Oltre a questo, il ddl proponeva anche le seguenti modifiche relative alle sanzioni previste per i reati connessi agli stupefacenti:

  • riduzione delle pene per il ‘piccolo spaccio’ di cannabis. Attualmente la sanzione prevista va da un minimo di 2 a un massimo di 6 anni di detenzione. Il ddl suggeriva di fissare a 1 anno di carcere il massimo della pena;
  • inasprimento delle sanzioni contro reati gravi come l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e la vendita di stupefacenti ai minori.

Come si può ben immaginare, il primo punto del ddl, ovvero la depenalizzazione della coltivazione domestica della marijuana, ha sollevato un polverone e ha acceso un dibattito furibondo tra proibizionisti e anti-proibizionisti.

Nonostante le polemiche, però, Riccardo Magi, deputato e tra i principali promotori della proposta di legge, si è mostrato fin da subito ottimista sul buon esito della vicenda, sostenendo che una simile modifica legislativa avrebbe avuto anche un importante impatto sull’economia italiana.

Durante un primo esame presso la Commissione di Giustizia della Camera, il fronte pro cannabis ha ottenuto una vittoria in seguito all’approvazione del ddl, e i suoi promotori hanno deciso di sottoporre la proposta direttamente agli italiani attraverso il referendum.

Autore dell'articolo: Cesare Di Simone

Passione sfrenata per tutto ciò che è tecnologico utente di lungo corso Android e sostenitore di tutto ciò che è open-source e collateralmente amante del mondo Linux. Amante della formula uno e appassionato dell'occulto. Sono appassionato di oroscopo mi piace andare a vedere cosa dicono le stelle quotidianamente.