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Digital life, come cambia il nostro modo di comunicare?

Digital life, come cambia il nostro modo di comunicare? E’ questa la domanda del 15^ Rapporto sulla comunicazione redatto dal Censis

Un quadro preoccupante in quanto, nella nostra digital life, sono in ascesa i comportamenti violenti, atti di cyber bullismo e diffamazione online.

“La classifica dei principali problemi dell’era digitale secondo gli italiani riflette una visione centrata su di sé e sull’impatto negativo che le tecnologie digitali possono avere sul vissuto quotidiano” si legge nella nota del Censis.

  • Per il 42,5% degli italiani il problema numero uno di internet è la diffusione di comportamenti violenti, dal cyber-bullismo alle diffamazioni e intimidazioni online;
  • Al secondo posto, il 41,5% colloca il tema della protezione della privacy;
  • Segue il rischio della manipolazione delle informazioni attraverso le fake news (40,4%);
  • Infine la possibilità di imbattersi in reati digitali, come le frodi telematiche (35,5%).

Ma quella che ormai è una digital life a tutti gli effetti, è costituita da tic, manie e rituali da dipendenza mascherata

“Un’altra piccola ossessione – continua la nota – quotidiana riguarda il rapporto con la memoria: il cellulare diventa una «protesi» utile ai nostri ricordi e alle nostre conoscenze”.

  • Il 59,4% degli italiani che possiedono un cellulare evoluto dichiara che, invece di telefonare, preferisce inviare messaggi per comunicare;
  • Il 54,7% fa parte di gruppi su servizi di messaggistica come WhatsApp;
  • Il 50,9% controlla le notifiche del telefono come primo atto al risveglio o come ultima cosa prima di andare a dormire;
  • Il 48,4% consulta le previsioni meteo nel corso della giornata;
  • il 25,8% esce di casa portando sempre con sé il caricabatteria del cellulare.

Di questi tempi, un dato positivo sta nella credibilità dell’infomazione che vede la radio il mezzo più credibile per il 69,7% degli intervistati

Sono soprattutto gli over 65 (72,5%) a riconoscere alla radio questo merito e le persone con un livello di istruzione più elevato, diplomati e laureati (71,2%).

  • La televisione è considerata affidabile dal 69,1% degli italiani. Oltre al 78,5% degli anziani, è anche il 68,8% dei giovani under 30 a pensarla così;
  • Nella parte inferiore della graduatoria si collocano invece i siti web d’informazione: solo il 42,8% degli italiani li considera pienamente credibili;
  • In questo caso si rileva una polarizzazione tra giovani e anziani: tra i primi il giudizio negativo è espresso dal 45,8%, tra i secondi è ai massimi livelli (79,1%);
  • Ultimi in classifica si collocano i social network, ritenuti non del tutto affidabili dal 66,4% degli italiani.

La tendenza a una minore fiducia si è accentuata nell’ultimo anno: hanno perso credibilità i siti d’informazione online per il 20,7% degli italiani, i social network per il 27,2%.

I guai di Facebook infine, hanno lanciato l’allarme sulla privacy dei dati sui social network: il 59,3% degli utenti si dice molto/abbastanza preoccupato per il possibile uso distorto dei propri dati personali.

Tra le soluzioni possibili, il 61,1% degli italiani ritiene che i gestori dei social network stiano già lavorando all’implementazione delle procedure di sicurezza necessarie.

L’utente, in realtà, punta il dito verso se stesso: l’83,6% degli italiani è convinto che sia necessario imparare a usare i social network con maggiore attenzione e prudenza.

A supporto dell’autotutela si affianca la richiesta, ugualmente sentita, di una più robusta risposta legislativa: per l’80,3% degli italiani le autorità devono intervenire con una regolamentazione più efficace.

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