Falsi permessi di soggiorno

Falsi permessi di soggiorno, la GdF indaga

         
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Falsi permessi di soggiorno ad opera di un 50enne egiziano. L’uomo a capo dell’organizzazione è denunciato da un suo stesso connazionale.


Le indagini della Guardia di Finanza portano all’arresto del malfattore; in carcere anche un finanziere, che lavorava a Monza e un agente in servizio all’ufficio immigrazione.

 


L’egiziano arrestato per permessi di soggiorno falsi a Milano, porta alla scoperta di un giro d’affari di 100 mila euro.

Falsi permessi di soggiorno, fino a 5 mila euro a persona

Denaro a fiumi per acquistare permessi di soggiorno falsi, per stranieri irregolari. Fino a €5000 a persona, somma che oltretutto, cambiava anche a seconda delle disponibilità economiche del cliente.

Dichiarazioni mendaci, carte false e nessun reddito. Buste paga mai firmate e contratti fasulli; con essi anche certificati medici o di residenza, simulati.

Le indagini coordinate dal PM di Monza Salvatore Bellomo, partono a seguito di una denuncia avvenuta da un commerciante egiziano che litiga con il connazionale a capo della rete.

I fatti

I clienti erano forniti da altri tre egiziani, che ora sono agli arresti domiciliari. Preoccupante è che, tra le carte dubbie, risulta la mano di un impiegato del comune di Monza, cui è stato imposto, per misura cautelare, l’obbligo di dimora.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, per opera del GIP Emanuela Corbetta, gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata nell’ottenimento illegale di permessi di soggiorno.

Insieme si uniscono falso, corruzione e abuso d’ufficio. Non è possibile risalire con esattezza al giro di denaro che vede coinvolta l’intera organizzazione.

Per ora sono accertati circa una ventina di casi. Intanto la Guardia di Finanza continua a indagare.

Questa problematica aggiunta deriva dal fatto che gli scambi, purtroppo, avvenivano sempre in contanti o con carte prepagate.

Tutto per un fatturato di circa 100 mila euro. L’operazione è stata chiamata “il Flusso”, perché in arabo la parola è intesa come denaro, termine che, durante le intercettazioni telefoniche veniva ripetuta spesso. Leggi tutta la cronaca.

Fonte Immagine GdF

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24