Emergenza furti uva e olive in Puglia

Furti olive e uva in Puglia: è emergenza.

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Allarme furti olive e uva in Puglia. La denuncia da parte di Coldiretti Puglia che ha coinvolto tutta la regione e il governatore Emiliano. Le zone a rischio nella BAT e nella provincia barese.

In Puglia è emergenza furti: olive e uva rubati nella notte

300 milioni di euro all’anno. A tanto ammonta il danno provocato dai furti notturni nelle campagne baresi. Bande organizzate rubano quintali di olive e uva da tavola e in tempi da record riescono a portar via anche 30 chili di frutto da ogni albero. Le modalità sono estremamente dannose perché i malviventi battono le piante con sbarre di ferro per far cadere maggior quantità di prodotto. Infatti i contadini, oltre a subire il danno, sono costretti a pagare manodopera per recuperare dal terreno tutto il prodotto rimasto.

Bat e provincia barese le zone a rischio furti

Coldiretti Puglia parla di clima da far west e raccoglie le numerose segnalazioni di furti, concentrate nelle zone della BAT (Barletta-Andria-Trani) e nelle provincie baresi di Bitonto, Rutigliano, Palo del Colle. Savino Muraglia, presidente di Coldiretti, chiede la convocazione urgente di un incontro per circoscrivere le aree a maggior rischio e potenziare i controlli. Gli agricoltori organizzano ronde notturne e diurne per scoraggiare l’attività criminosa, ma chiedono una presenza maggiore delle forze dell’ordine. Lo scorso anno infatti si ottennero ottimi risultati grazie al presidio dei Carabinieri nelle campagne sul lato mare.

Uva e olive: frutti e “furti di stagione”

Ci sarebbe una regola di stagionalità nella pratica dei furti nelle campagne. Coldiretti infatti denuncia che le squadre di ladri seguono un preciso “planning”: a marzo e aprile tagliano i ceppi di uva da vino, ad agosto e ottobre rubano l’uva da tavola, a settembre le mandorle, a maggio le ciliegie, e gli ortaggi tutto l’anno preferendo i carciofi brindisini e gli asparagi foggiani. Questo dimostra come i furti siano in realtà studiati a seconda di una “richiesta”, proprio come funziona un normale processo di domanda-offerta. Un tantino più discutibile.

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Autore dell'articolo: Giovanna Larosa

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