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Giuseppe D’Alonzo: planando dentro acidi romantici

 

Giuseppe D’Alonzo: planando dentro acidi romantici con “Strane forme di complicità”.

Torna in scena la morbidissima psichedelia d’autore di Giuseppe D’Alonzo, deriva Pop Rock leggera e sognante di quei suoi Crabby’s che sposavano tutt’altra direzione. “Strane forme di complicità” esce a corona di un primo lavoro personale in lingua italiana dal titolo “Tornerà”. E siamo dentro le trame di un periodo florido come quello degli anni ’70, ma siamo anche dentro nostalgiche sensazioni di quel rock progressivo che qui trova forme pulite, acustiche, anche timidamente sovversive. Abruzzese e apolide nel tempo e nello spazio. Un dito puntato a sottolineare il bellissimo video della title track firmata dall’animazione di Michele Bernardi.

Giuseppe D’Alonzo: planando dentro acidi romantici – la nostra intervista esclusiva

Si torna inevitabilmente ad un passato neanche troppo recente ormai. Ho letto che spesso ti accostano a quel cantautorato di cui Claudio Rocchi è stato testimone e protagonista. Forse penserei ai momenti più melodici che a quelli più acidi… Tu cosa ne pensi?

Si, anche io ci ho sempre letto, in chi mi ha accostato a Rocchi, più la parte melodica a tratti psichedelica che l’altra.

Inevitabilmente è anche quel chiedersi del futuro? Il tuo occhio ormai maturo di esperienze, che cosa intravede oltre l’orizzonte?

Vedo un mondo che sta accelerando sulle tecnologie, soprattutto quelle digitali. Dovremo imparare a convivere, in un futuro molto prossimo, a basse emissioni di CO2, ovvero praticamente senza combustibili fossili, e su questo il digitale potrà darci una mano a rimanere sufficientemente efficienti in un mondo a trazione green.
Il periodo covid-19 può essere interpretato come una specie di test, molto molto superficiale di quello che accadrà. Tutto sommato abbiamo ancora riscaldamento, luce e acqua non razionati, però abbiamo diminuito sensibilmente l’utilizzo delle automobili e questo è comunque un piccolo test. Molte aziende (certo soprattutto il terziario e la PA) sono riuscite a lavorare e fatturare grazie al digitale. Quindi elettronica, intelligenza artificiale, ma anche tutto il comparto automotive e soprattutto la ricerca saranno fondamentali per far avvenire quella trasformazione che permetterà all’uomo di sopravvivere in un mondo un po’ diverso da quello che conosciamo.

L’arte

Volutamente non ho citato l’arte, perché su quella invece c’è bisogno davvero, secondo me, di fare un passo indietro, fermarsi un po’ a riflettere e cercare di capire perché ancora oggi si parla del settore culturale/artistico come non “strategico” per l’economia. Io credo invece che per fare tutti i passi descritti sopra dobbiamo ricominciare ad amare l’arte, la cultura e risvegliare la creatività ormai in un letargo indotto da decenni di metodi didattici inadatti o obsoleti, che non stimolano la parte destra del cervello, ormai anch’essa quasi atrofizzata, a favore di una parte sinistra, quella razionale, esageratamente sviluppata.

Sopravvivere / vivere

Se vogliamo cambiare la parola “sopravvivere” in una assai più bella che è “vivere”, dobbiamo assolutamente rivedere il nostro attuale modello di società, diciamo “occidentale” e correggere il tiro. Tornare a dare il giusto valore al denaro così come alla creatività, incoraggiandola. Mai come oggi la creatività nell’arte , nella musica e in altre discipline è scoraggiata, è ancora presente nel nostro DNA, non facciamola scomparire…

Che poi in qualche modo edulcoriamo il titolo di questo nuovo disco: “Strane forme di complicità”… possiamo anche riferirci a tutte quelle dinamiche umane e lavorative che oggi stanno alterandosi nella forma e nelle abitudini? Vedi i social, vedi i tanti “lavori” freschi che hanno nuova vita… Sono anche queste strane forme di complicità…

Il messaggio forte che volevo lanciare con questo brano è: attenzione, siamo in un mondo bellissimo, quasi un paese dei balocchi virtuale, occhio però ad un fenomeno di deriva che potrebbe ancor di più impoverire il nostro bagaglio umano, ovvero l’omologazione. Tocca a tutti noi capire che questo rischio è dietro l’angolo se non già in casa nostra e siamo noi stessi a doverci fare i conti. La soluzione a mio avviso non è demonizzare o snobbare questi potenti strumenti, ma regolamentarli, riparlare seriamente di etica, di cultura, di privacy etc… Io credo che ci siamo abbuffati di materialismo, consumismo, tanto che siamo diventati noi stessi un mero prodotto.

Oggi

Oggi è quanto mai necessario metabolizzare per bene questi anni e riappropriarci dei nostri pensieri, del nostro individualismo, senza aver paura di essere una voce fuori dal coro e di andare controcorrente quando serve. Io in prima persona lo faccio, porto avanti un genere musicale che in questo momento in Italia credo sia molto amato dal pubblico (e questo lo dimostra il mondo seguitissimo e più che mai rigoglioso delle cover band) ma davvero poco proposto in radio (se non in forma di cover…), e allora io e tanti miei colleghi, nel nostro piccolo, combattiamo per tenere accesa questa fiamma e non far morire la canzone d’autore italiana.

Giuseppe D’Alonzo: planando dentro acidi romantici – la nostra intervista esclusiva – parte 2

Michele Bernardi: una scelta importante per un video che ha molto di distopico dentro di sè o sbaglio?

Sì, una scelta importante per passare il messaggio che volevo passare con il brano e con l’album. Riallacciandomi a quanto detto poc’anzi, credo che dobbiamo ritrovare il coraggio di fare quello che ci piace e quello in cui crediamo, anche e soprattutto controcorrente. Nel precedente cd “Tornerà” avevo quasi smarrito questa speranza, nei versi “non esiste più quello in cui credevi ancora tu, e hai lasciato crescere anche un po’ di nostalgia, non esiste più quello che volevi ancora tu, inutile pensare che hai lasciato solo perdere… Correre” si intuiva una certa rassegnazione.
Invece era solo una nuova idea e una nuova coscienza che maturava dentro me, e ancora una volta ho urlato al mondo questa “Strane forme di complicità” con Michele Bernardi che mi ha aiutato in modo eccelso a materializzare le mie visioni.

Ed in molti tratti questo disco porta con sé una nostalgia per un tempo passato… Quanto è stato condizionato da quel che viviamo? E anzi: quanto in qualche modo, in questo momento, possiamo dargli una nuova chiave di lettura?

Indubbiamente il cd è intriso di emozioni, lo si percepisce nella musica e nei testi. Inevitabilmente quando si esprimono emozioni esse portano con sé il mood del momento ma anche la saggezza del trascorso. Questo permette di dare ad un lavoro tante chiavi di lettura, l’importante è che l’emozione venga trasmessa all’ascoltatore, questa è l’ambizione che ho. Se ci si sente anche la nostalgia è molto facile che volessi trasmetterla, volutamente o non.

Un comune disagio sociale…

Di certo so che la mia intenzione era esprimere un comune disagio sociale di un essere umano che si trova in una fase epocale di enorme cambiamento in cui si ha davvero l’impressione che al timone di questo barcone non c’è nessuno, ed è il momento di prendere le scialuppe e navigare ognuno con il proprio timone ben saldo in mano per arrivare sani e salvi in un mondo migliore o andare incontro al proprio destino, ma almeno con le proprie idee e le proprie energie.

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La foto nell’articolo “Giuseppe D’Alonzo: planando dentro acidi romantici” è stata gentilmente fornita dall’ufficio stampa dell’artista.

 

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria