Gli artisti si schierano contro il Dpcm

Gli artisti si schierano contro il Dpcm

 

ROMA – Gli artisti si schierano contro il Dpcm. Non c’è stata soltanto l’importante presa di posizione del Maestro Riccardo Muti, cui il premier Conte ha risposto sul Corriere della Sera. Ci sono anche cantanti e attori che in queste ore hanno detto la loro. Iniziamo da Fabio Concato:

“Ho ascoltato di tutto, a proposito della mia professione, anche che non fosse essenziale – che è già grave – ma che fosse “sacrificabile” lo considero ingiurioso. Come dire: se ce la fai bene, altrimenti fatti da parte. Musicisti, attori di cinema e teatro ringraziano vivamente, unitamente alle loro famiglie. Lo stesso fanno tra gli altri: esercenti, fonici, tecnici luci, facchini, autotrasportatori. Proprio perché siamo in questa condizione, non sarebbero stati ancor più di conforto, queste meravigliose attività umane?”.

Gli artisti si schierano contro il Dpcm

Critico al riguardo è stato anche Amedeo Minghi:

“Non è stata una buona idea chiudere teatri, cinema, sale da concerto e altre attività. Avrebbero potuto lavorare tutti, magari con le modalità di sicurezza ormai ben note e peraltro già ampiamente applicate. Questo è il modo più efficace di infliggere ulteriori colpi alla cultura e non solo. Purtroppo non torneranno indietro nelle loro decisioni e questo infausto Dpcm troverà applicazione. Sarebbe auspicabile un ripensamento ma, francamente, non credo possa arrivare”.

Proseguiamo con Federico Zampaglione (foto) dei Tiromancino:

“Queste ultime disposizioni, per quel che riguarda il settore dello spettacolo, sono massacranti, nel senso che si viene già da un periodo in cui questo settore ha fatto una fatica incredibile. Guardo i numeri e vedo che nei teatri erano 350mila spettatori e c’era un solo contagio, e quindi mi chiedo, alla luce di questo dato, come mai questo settore deve finire sempre primo tra i penalizzati, ci sono cose che vanno al di là della mia comprensione”.

Per concludere, l’attore Gianmarco Tognazzi:

“Non è possibile che questa categoria sia ritenuta importante solo quando serve a qualcuno e mai quando serve alla compattezza della categoria. La contraddizione di queste misure sta nel distinguere questi luoghi da altri luoghi simili come i musei e le chiese, dove si partecipa in modo più attivo rispetto al cinema o al teatro, mantenendoli aperti”.

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24