Huawei emergenza hacker: dispositivi a rischio
Huawei emergenza hacker, dispositivi a rischio. Pare che i cellulari del colosso cinese siano i bersagli preferiti rispetto alla concorrenza
Non c’è pace per la telefonia cinese: Huawei emergenza hacker è solo l’ultimo allarme lanciato che preoccupa i clienti.
Dopo il caso con gli Usa e il blocco degli aggiornamenti Google, pare ci sia una nuova grana per l’azienda di telefonia.
Da uno studio da parte di una società di cybersecurty (Finite State) si evidenzia che i dispositivi Huawei risultano tra i più colpiti.
Pare quindi che i dispostivi abbiamo difetti sfruttabili dagli hacker, rispetto a quelle delle società concorrenti.
L’indagine è pubblicata dal Wall Street Journal a cui un funzionario di Huawei ha spiegato:
Senza dettagli, non possiamo commentare l’analisi.
Huawei emergenza hacker: ecco perché
Dalla ricerca emerge infatti che oltre la metà dei quasi 10mila software testati in oltre 500 varianti di dispositivi di rete contenevano almeno una vulnerabilità .
Gli autori la descrivono come una “potenziale backdoor”, cioè una porta di servizio che potrebbe consentire l’accesso ad un utente malintenzionato.
In sostanza, per la società di sicurezza, riporta il quotidiano statunitense:
Il tasso di vulnerabilità riscontrato nelle apparecchiature Huawei è di gran lunga superiore alla media dei dispositivi fabbricati dai suoi concorrenti e il 55% dei software testati conteneva almeno una vulnerabilità .
Huawei, Cina e Usa: problemi non solo diplomatici
Un triangolo di pericolo vero e proprio all’insegna della tecnologia quello tra Huawei-Cina-America; diverse le puntate già andate in onda.
Diversi anche gli attacchi americani contro il colosso della telefonia cinese come l’incriminazione di Meng Wanzhou, figlia del fondatore, accusata di frode bancaria e traffici con l’Iran.
I due atti d’accusa sono separati, uno presentato a New York e l’altro a Seattle.
Pericolosi perché portano a costruire (se confermate le accuse) una lunga trama per aggirare le leggi dell’America e a tradire la fiducia di partner industriali americani.
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