I disturbi della DAD e del telelavoro

I disturbi della DAD e del telelavoro

I disturbi della DAD e del telelavoro. Tutti a casa e davanti a un pc, ma la nostra salute come sta in questo nuovo scenario?

La Società Oftalmologica Italiana (SOI) e articolo di alcune specialiste dermatologhe del Massachusetts General Hospital, ha dunque analizzato i disturbi della DAD e del telelavoro.

Dunque, la Didattica A Distanza (DAD) può avere conseguenze sugli occhi di bambini e ragazzi; come prevenirle? Facendo la ginnastica oculare e mantenere umidificata l’aria negli ambienti.

E’ quanto afferma La Società Oftalmologica Italiana (SOI). La DAD, come lo smartworking, rappresentano infatti uno stress per gli occhi, ma nel caso dei bambini l’impatto può essere maggiore.

Questo perché la miopia si sviluppa proprio nel periodo tra gli 8 e i 13 anni idi età; a dimostrazione di ciò infatti nei paesi asiatici, dove l’utilizzo di smartphone e tablet tra i bambini è frequente e precoce, quasi il 97% dei ragazzi di questa età sviluppa miopia. Mentre in Europa il 65%.

A tal proposito, il presidente SOI Matteo Piovella, spiega:

Quando si guarda il monitor lo sguardo è fisso, quindi l’ammiccamento, cioè la chiusura delle palpebre, si riduce di tre volte.

Questo porta seccare il film lacrimale, provocando irritazione e arrossamenti.

Possono essere utili dunque delle lacrime artificiali e mantenere l’aria degli ambienti domestici umidificata per contrastare l’aria secca prodotta dai termosifoni e condizionatori.

Per lo smart working invece il problema si chiama Dismorfia da Zoom

E’ dunque il nome che i dermatologi americani stanno osservando dopo mesi di emergenza legata al coronavirus e di lavoro a distanza, fatto di riunioni su piattaforme digitali.

Lo rileva dunque un articolo di alcune specialiste dermatologhe del Massachusetts General Hospital, pubblicato su Facial Plastic Surgery & Aesthetic Medicine.

In sostanza, vedendo la propria immagine continuamente sullo schermo di pc, tablet e cellulari ci si convince che qualcosa non vada; si notano molti dettagli prima considerati quasi insignificanti del proprio volto in particolare, cosa che spinge a rivolgersi a uno specialista.

Una delle autrici dello studio, Arianne Shadi Kourosh, sottolinea infatti:

Una vita sproporzionatamente trascorsa su Zoom può innescare una risposta comparativa autocritica che porta a correre dal medico per trattamenti che non si sarebbero considerati prima.

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