Le conseguenze dello smart working

Le conseguenze dello smart working in quarantena

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Le conseguenze dello smart working in quarantena. La piattaforma Mio Dottore, ha posto in essere un’indagine per capire come gli italiani vivono questa situazione

Il distanziamento sociale e le tante attività ancora chiuse, ha portato in molti a utilizzare il lavoro agile ma quali sono le conseguenze dello smart working?

In una realtà in cui ci si muove soprattutto per lavoro infatti, il lavorare da casa può non essere facile come sembra.

Ecco perché Mio Dottore ha realizzato un’indagine che vede coinvolti utenti e la dottoressa Teresa Basilone, psicologa di Roma.

Dunque, dallo studio è emerso che per il 24% il lockdown ha implicato un primissimo approccio a questa modalità professionale da remoto; un cambiamento che però necessita tempo e impegno per trovare un equilibrio.

Un equilibrio sia in termini pratici nel tentativo di ricreare un ufficio domestico, sia per quanto riguarda la revisione della gestione della quotidianità e delle incombenze casalinghe.

Diversamente, solo poco più di 1 italiano su 10 (11%) trova nello smart working una pratica ormai consolidata, come i professionisti autonomi e chi nel proprio impiego ha iniziato già a lavorare con questa modalità da tempo.

I più “abituati” al lavoro agile sono prevalentemente i lavoratori del nord Italia (51%), in particolare donne (73%).

Conseguenze dello smart working: si lavora di più o di meno?

Un aspetto in realtà importante sta proprio nel cercare l’equilibrio tra la gestione della casa e quella del lavoro.

Dalle risposte degli utenti si evince che il 27% degli italiani sta a tutti gli effetti lavorando meno.

Per il 15% invece il lavoro è aumentato in quanto si fa di tutto per salvaguardare il proprio spazio personale e cerca di ritagliarsi del tempo privato.

Inoltre c’è un buon 44% che non riesce a non farsi distrarre da lavoretti casalinghi, tv e cellulare privato oppure sentono il bisogno di focalizzarsi maggiormente sui propri bimbi.

Un mutamento radicale degli stati di vita che, in tanti casi, porta a veri e propri attacchi di panico e stati d’ansia

Se per alcuni lo shock iniziale pare essere rientrato e ora abbastanza gestibile, c’è ancora un 25% che sta vivendo male la situazione contingente.

Se poteva essere prevedibile che tra questi fossero presenti i neofiti dello smart working (58%); sorprende apprendere che 1 lavoratore agile abituale su 5 (20%) stia vivendo male il momento.

Complice forse la quarantena anticipata rispetto ad altre regioni, è nel Nord Italia che si registrano maggiori disagi di questo tipo tra le donne e gli over 45.

Come gestire dunque questa situazione che, tra le sue conseguenze, ha anche l’alterazione dell’equilibrio sonno-veglia?

La dottoressa Teresa Basilone dà qualche consiglio:

Può essere complesso rinunciare a una parte importante del rapporto lavorativo e della socialità, anche nella perdita di abitudini talvolta faticose.

Per mantenere un equilibrio è bene non cambiare il ritmo sonno-veglia; evitare di lavorare troppo e mantenere il totale delle ore stabilite; vestirsi come se si dovesse uscire anche se in modo comodo; prevedere delle pause durante le quali continuare a mantenere i contatti con familiari, amici e colleghi attraverso chat, video e cellulare.

 

 

 
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Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

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Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.