Il riso? Per il Compag è “una coltura da salvare”

ROMA – La Compag mette in guardia dall’attuale situazione della risicoltura in Italia, penalizzata da una situazione climatica sfavorevole e da tecniche produttive sempre più restrittive. La Federazione Nazionale dei Commercianti di prodotti per l’Agricoltura parla di “una situazione agricola nazionale che, da motore trainante dell’economia, sta letteralmente crollando”. Così la Compag è entrata con propri rappresentanti nelle commissioni del Ministero delle Politiche Agricole, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico, per evidenziare il problema presso i tavoli di discussione.

Il riso, una coltura da salvare

L’Italia produce esattamente la metà del riso che si produce in tutta Europa, con circa 220.000 ettari, di cui il 35% di riso da risotto per consumo interno e il 65% di altro tipo (tondo, medio, lungo A, lungo B). L’export è pari al 56% verso l’UE e al 12% fuori dall’UE, Cina compresa. Il riso, pertanto, è per il nostro Paese una grande realtà e, dopo secoli di tradizione e resta un’opportunità che bisogna difendere. Pensiamo per esempio alla Panissa, la specialità realizzata con il buonissimo riso della pianura vercellese. Si tratta di uno dei prodotti gastronomici più rinomati di tutto lo stivale.

Ora il problema – non indifferente – è che la campagna 2018 del riso è, sì, cominciata da poco, ma lo ha fatto nel peggiore dei modi. Tutta colpa dell’inverno, che non ha consentito le lavorazioni dei campi e ha limitato l’utilizzo dei prodotti per la protezione delle piante, regolamentati da restrizioni sempre più grandi. Adesso, però, gli alti costi di produzione derivanti da queste particolari condizioni di coltivazione e la concorrenza del risone, riso lavorato e semilavorato importato a basso costo, minacciano di compromettere uno dei capisaldi del nostro patrimonio agroalimentare.

“La coltura del riso – spiega la Compag in una nota – si sviluppa in condizioni molto particolari, come le abbondanti disponibilità idriche. Queste costituiscono un ambiente ideale anche per la proliferazione di erbe similari, appartenenti alla stessa famiglia botanica del riso e dunque con una forte capacità di competere con esso. Gli agricoltori hanno affinato tecniche agronomiche a supporto quali la falsa semina, l’anticipo nella preparazione del letto di semina, una appropriata regimazione delle acque della risaia, ma spesso ciò non basta ed è necessario ricorrere al mezzo chimico. Con l’evoluzione delle tecniche di coltivazione, che si sono fortemente perfezionate ed evolute, e con l’immissione sul mercato di nuove molecole impiegate a dosaggi molto bassi rispetto ai prodotti di vecchia generazione, sono state abbattute in maniera drastica le quantità di sostanze chimiche utilizzate”.

Coltivazione, chimica e ambiente

L’immissione in commercio dei prodotti chimici si è trovata di fronte, come dicevamo, a restrizioni sempre maggiori, dovute principalmente alla richiesta di un ambiente che sia il più possibile incontaminato. Con la riduzione della chimica (-20% in Italia negli ultimi 10 anni) e lo sviluppo di molecole più intelligenti e meno impattanti per l’ambiente, si sta tuttavia ostacolando la coltivazione di diverse produzioni agricole nazionali a causa della mancanza di prodotti idonei alla difesa. E questo costituisce un serio problema.

“A tutt’oggi – sostiene la Compag – non è pensabile poter sostituire l’intera produzione con il biologico, sempre ammesso che il biologico garantisca una maggiore salubrità dell’alimento ottenuto e un minore impatto sull’ambiente. La coltura del riso è una di quelle maggiormente colpite dalle restrizioni sull’impiego dei prodotti per la difesa fitosanitaria. Negli ultimi anni la coltivazione è stata garantita grazie alle deroghe sull’impiego di prodotti per la difesa rispetto alla normativa. Parallelamente, però, la ricerca non è stata in grado di individuare molecole alternative che potessero essere di aiuto alla difesa della coltura, e così quest’anno, con il mancato rinnovo delle deroghe, l’agricoltore si trova in grosse difficoltà per l’abbassamento delle rese e l’aumento dei costi di produzione. Le conseguenze di tali condizioni sono già note all’agricoltura italiana essendosi presentate in situazioni analoghe su altre coltivazioni. È il caso, ad esempio, del mais, coltura sulla quale sono venuti a mancare gli strumenti per contrastare lo sviluppo di tossine prodotte da funghi che crescono sulla coltura”.

 
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di WebMagazine24
   

Autore dell'articolo: Massimo Giuliano