In terapia intensiva un respiratore per due pazienti

In terapia intensiva un respiratore per due pazienti

 

In terapia intensiva un respiratore per due pazienti potrebbe essere una soluzione per fronteggiare la grave emergenza del coronavirus Covid-19. In un momento in cui l’Italia sta affrontando uno dei periodi più difficili della storia, è necessario cercare di trovare soluzioni utili e funzionali che potrebbero aiutare medici e infermieri nella cura della nuova malattia infettiva.

In terapia intensiva un respiratore per due pazienti: come è nata l’idea

Per questo motivo, è nata l’idea di utilizzare un solo ventilatore, necessario per i pazienti che si trovano in gravi condizioni, per due persone. Medici, infermieri e Operatori Socio Sanitari, sono ormai allo stremo delle forze. Inoltre, c’è da aggiungere il fatto che, soprattutto al nord, gli ospedali e le strutture che ospitano i pazienti contagiati dal Covid-19 cominciano ad essere saturi. Di conseguenza, si è pensato ad una soluzione che potesse “alleggerire” la complicata situazione.

A Bologna, si registrano moltissimi casi di ricoveri di pazienti con insufficienza respiratoria, causata dal coronavirus Covid-19. Dunque, l’utilizzo di un solo ventilatore per due pazienti potrebbe essere una soluzione. Così facendo andranno ad aumentare i posti disponibili nella terapia intensiva. L’idea è nata da Marco Ranieri. Il professore 61enne pugliese, di Bari, è infatti noto per la sua esperienza nell’ambito della ventilazione assistita.

Le parole del Prof. Ranieri

A tal proposito, egli stesso avrebbe affermato che, quella del “doppio ventilatore” «è una soluzione da medicina di guerra. Solo il fatto di averci pensato vuol dire che siamo al limite della tenuta.»

Il Prof. Ranieri insieme ad Antonio Pesenti, anch’egli professore universitario, hanno dichiarato:

«Insieme in questi giorni abbiamo studiato la particolare ARDS (la sindrome da distress respiratorio acuto) che provoca la più grave criticità nei malati COVID-19. Per cercare nuove soluzioni abbiamo iniziato a rivedere la letteratura mondiale e a condividere le nostre riflessioni con molti colleghi all’estero.»

Nel momento di maggiore difficoltà per la regione Lombardia, è nata la nuova idea.

«Mi sono rivolto ad un’azienda di Mirandola, vicino Bologna, la Intersurgical, e in 48 ore il prototipo era da noi, pronto per essere testato. Hanno dato il massimo, come stanno facendo tutti, del resto, in queste ore. […] I due malati iniziano a respirare con la stessa modalità di respirazione. Si imposta sul respiratore la frequenza e la pressione di gas. Per esempio 20 cm di acqua, la ventilazione diventa sincrona e da quel momento viene attentamente monitorata.»

Fonte foto: pixabay

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Autore dell'articolo: Emanuela Acri

Grafica pubblicitaria, ha svolto gli studi all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro e quella di Lecce, concludendo il percorso con il massimo dei voti. Appassionata di film horror e serie TV, collabora con alcuni siti online nella realizzazione di articoli di diversi argomenti,