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Intelligenza artificiale: un nuovo chip ottico funziona come il nostro cervello

 

Intelligenza artificiale: un nuovo chip ottico potrebbe raggiungere traguardi mai visti. È grado di funzionare come il cervello umano.

Intelligenza artificiale: un nuovo chip ottico e limiti dei computer

Parlare d’intelligenza artificiale oggi, a differenza di un paio di decenni a, non sembra più così fantascientifico.

Smartphone, computer e moderni elettrodomestici sono sempre più autonomi dall’essere umano.

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Tuttavia, fino ad oggi,  di fronte a compiti complessi i computer avevano ancora dei limiti rispetto al cervello umano. Un computer, infatti, ha unità separate di memoria e processore. Quindi tutti i dati devono essere inviati avanti e indietro tra memoria e processore per essere elaborati.

Il cervello umano, invece, grazie alle sinapsi, i collegamenti tra i neuroni, è in grado di svolgere questo processo in modo rapido e immediato.

Ma da oggi tutto potrebbe cambiare e l’intelligenza artificiale potrebbe raggiungere livelli mai visti prima.

Un team internazionale di ricercatori delle università di Münster (Germania), Oxford ed Exeter  (Regno Unito) hanno sviluppato  un hardware che potrebbe portare alla creazione di computer simili al cervello umano. Gli scienziati hanno prodotto un chip che funziona con la luce e contiene neuroni artificiali che si comportano in modo analogo ai neuroni umani.

Poiché il sistema funziona attraverso la luce e non con gli elettroni tradizionali, può elaborare i dati più velocemente.

Intelligenza artificiale e sistemi innovativi

Quando si parla d’intelligenza artificiale, bisogna distinguere tra approcci che si basano sull’elettronica e sistemi ottici.

In questo esperimento gli scienziati hanno sviluppato un chip  con quattro neuroni artificiali e un totale di 60 sinapsi. Si tratta di chip ottici integrati con materiali a cambiamento. Questi materiali a cambiamento  mutano  le loro proprietà ottiche, a seconda che siano cristallini(  i loro atomi si sistemano in modo regolare)  o amorfi ( i loro atomi si organizzano in modo irregolare).

Per mettere alla prova il sistema e vedere fino a che punto  è in grado di riconoscere gli stimoli, i ricercatori lo hanno “alimentato” con informazioni sotto forma di impulsi luminosi, utilizzando due diversi algoritmi.

La rete si è dimostrata perfettamente in grado di riconoscere un modello ricercato.

La portata innovativa di questo esperimento è enorme. Infatti lavorando su modelli ottici, e non elettronici, sarà possibile memorizzare ed elaborare i dati in un unico luogo, proprio come avviene nel cervello umano.

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24