FAB: uno sguardo alla luna

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FAB: uno sguardo alla luna.

Un tempo bislacco, ha ragione il nostro FAB che nel tempo bislacco si chiama Fabrizio Squillace. Lui narra gli amanti ed in fondo è amante lui stesso, della vita soprattutto. La narra e la canta, senza fermarsi troppo sulle sue radici. FAB lo sappiamo, è un anglofono, un artista che da quella terra trae ispirazione per i suoni e per le liriche.

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FAB: uno sguardo alla luna – “Maps for Moon Lovers”

Questo nuovo disco è “Maps for Moon Lovers”, questo nuovo ascolto è di un Rock che a tratti si fa lisergico… Questo nuovo lavoro ha nel suo essere Pop quello sguardo forse troppo ambizioso di non appartenere a confini. Se la batteria di “The Lazy One” fosse stata più massiccia e presente forse saremmo sulle spiagge americane o in quelle distese desertiche. Se quel pad di “Shoreditch Girls” fosse stato più marcato forse saremmo nel futuro di una qualche metropoli nipponica. E se avesse cantato in italiano “Colors” sarebbe stato un pezzo importante per noi.Ma il meglio che sembra davvero un vertice di maturità internazionale, lo dimostra “The Same Floor”FAB insomma ha messo a segno un bel disco, che forse non ha ancora la forza di misurarsi con le mode e i grandi media, ma la strada battuta sembra buona… Assai!!!

Fab: la nostra intervista esclusiva

Noi amiamo tanto gli oggetti che fanno da corredo per una visione artistica. Per te cosa rappresenta una mappa?
È un elemento fondamentale ed indispensabile in questo tempo bislacco. Penso che, ancor più che in passato, tutti abbiamo bisogno di riferimenti, di segnaletica agli incroci, di parametri rassicuranti. Viviamo un’epoca mutevole e strana nella quale l’ago della bussola sembra essere impazzito e le idee, i valori, le direzioni portanti paiono sgretolarsi sotto i colpi dell’innovazione tecnologica. In questo senso il titolo del disco assume un significato ironico e dissacrante. Una manciata di canzoni che provano ad indicare la direzione da prendere a chi ancora crede nei sentimenti, nelle idee, nella forza di una comunicazione autentica. Tutti dovremmo avere una mappa in tasca e tirarla fuori al momento opportuno. Per capire chi siamo davvero e dove vogliamo andare.

Gli amanti hanno bisogno di direzione? Per ritrovarsi o per scappare?
Senza ombra di dubbio per ritrovarsi. Come dicevo prima l’era attuale è dominata dalla mancanza di idee vere, di passioni forti e sentimenti smisurati. È un dato di fatto. Ci rifugiamo nelle chat di un telefono o nei post di un social per esprimere la nostra reale essenza e questa dinamica, chiaramente, non può condurre a nulla di buono nel lungo termine.

Un amante, per definizione, vive di parole sussurrate, di contatto fisico, di urla scaraventate in faccia. Come può l’amore essere filtrato dalle maglie ferrose di un cellulare senza essere ingannato? Quanto può durare la fama conquistata attraverso un social in cui la vita media di un post è di appena tre ore? Assistiamo alla celebrazione dell’effimero, dell’inconsistenza travestita da sostanza. Da qui la necessità di una mappa, di un sentiero da seguire che ci riconduca verso noi stessi.

La società

Società: quanta metafora c’è nella tua scrittura? Quanto sociale è questo nuovo disco di FAB?
Moltissima metafora e uno sguardo a 360 gradi alla società del 2019. Un disco concepito come un satellite in avaria che scruta dall’alto le dinamiche umane con compiaciuta disillusione. Otto personaggi, otto storie emblematiche che racchiudono il senso profondo di questi anni. L’esasperata importanza attribuita ad un like, la complicazione dei rapporti umani, le città che mutano veste dalla sera alla mattina. C’è uno sguardo complessivo e tendenzialmente distante, un approccio “crooner” oserei dire impiantato in un disco rock. Alla fine le cose più soddisfacenti nascosto sempre dalla commistione di stili e retaggi apparentemente inconciliabili.

“Sleep” e il nuovo disco

Ci ha colpiti “Sleep”. Ce la racconti? Anche qui c’è questo elemento nuovo che è la sintonizzazione…
“Sleep” è forse il pezzo più “sociale”, se vogliamo attribuirgli un tale significato. Un brano che affronta il tema dei migranti in una prospettiva differente, sotto forma di ninna nanna sussurrata ad una bambina. Un tema spigoloso e spesso fonte di divisioni che, a mio avviso, richiede di essere trattato con estrema delicatezza. In tempi di proclami e sguaiate urla populiste l’unica risposta non può che essere la dolce fermezza dell’evidenza. Quella radio che all’inizio del brano tenta disperatamente di trovare la giusta frequenza è probabilmente la metafora più grande contenuta in “Maps for moon lovers”, vale a dire l’urgente bisogno della società attuale di risintonizzarsi con se stessa, di ritrovare i fondamentali valori umani alla base di una serena convivenza civile.

FAB
FAB: uno sguardo alla luna

A chiudere: un disco che ha lasciato spunti per nuove cose da scrivere o è un disco che ha appagato completamente quel che avevi da dire?
Un disco non ti appaga mai. Rappresenta solo un capitolo, fissa in maniera transitoria ciò che avevi da dire in un determinato periodo. Chi fa il musicista sa bene di cosa parlo. Ho già scritto tanto altro e alcuni brani hanno già preso una forma definitiva. Scrivere è un’esigenza costante e il disco della vita, in fondo, non arriva mai, nemmeno per coloro che hanno raggiunto il successo planetario e venduto milioni di copie. È un percorso infinito e accidentato, quello del musicista, e proprio per questo terribilmente affascinante.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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