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Dario Dee: il cantautorato fuori dalla stanza

         
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Dario Dee è tornato per stupirvi con un nuovo lavoro.
Nuovo disco per Dario Dee che pubblica il secondo capitolo di un concept (potremmo chiamarlo così) del tutto personale. Si intitola “Dario è uscito dalla stanza”, un nuovo lavoro che attinge al Neosoul di forma Pop con tormentoni che difficilmente vi toglierete dalla testa. Come la cadenzata e dal marcato sfondo sociale “Il mio pesce corallo rosso” di cui vi presentiamo il video a seguire. Dario Dee sforna questo cantato dai tratti adolescenziali mascherando forse troppo una profondità che invece emerge ad ascolti più attenti. La sfera del digitale per codificare con un piglio attualissimo queste liriche incastrate dentro soluzioni melodiche assai convincenti. Un disco ricco di personalità.

Dario Dee: la nostra intervista esclusiva

Un nuovo disco. Quasi una prosecuzione pra che “sei uscito dalla stanza” giusto?
Già, sono uscito dalla stanza, ho abbandonato le metafore e le paure. Oggi sono più sincero e schietto, senza dimenticare i messaggi poetici così da stuzzicare la curiosità di chi mi ascolta.

E possiamo dire che questo nuovo sound guarda alla trap con una maggiore maturità e sicurezza?
Ho iniziato ad ascoltare la Black Music da bambino e l’Hip Hop da adolescente quando in Italia non era conosciuto il genere musicale. Amo le produzioni di oggi anche se troppo spesso mancano di messaggi che non siano figa (ops! scusate) e parolacce. In giro ci sono colleghi cantautori sicuramente più bravi di me a scrivere, tutti abbiamo dei limiti e ogni giorno cerco di superare i miei. A me piace accostare cose tra loro opposte come una produzione trap ad un testo che racconta dei bambini vittima di guerra dimenticati in Siria e magari subito dopo una ballad in stile Beatles.

Il linguaggio della musica oggi. Tu ne sei un esponente assai interessante e coinvolto. Come sta cambiando e che direzione sta prendendo?

Non credo che lo streaming salverà la musica pop, anzi sta schiacciando i pesci piccoli. E il linguaggio viene molto condizionato da come la musica viene fruita. Ma oggi abbiamo quello che abbiamo e cerchiamo di usarlo come meglio possiamo. Non credo però che il pubblico meriti questo; il problema è che si è deciso di dare solo “questo”. Sono più diretto: si dice che sono i bambini a fare il successo di certa musica “leggera”. Insegno musica anche ai bambini (sono un maestro un po’ matto devo ammettere) e quando i più piccoli sono davanti ad un vinile ad ascoltare Stevie Wonder oppure ascoltando Le quattro stagioni di Vivaldi, restano incredibilmente immobili (non davanti ad uno smartphone o un tablet!) e affascinati da quella musica che qualcuno ha ritenuto essere troppo difficile per essere “venduta”.

Dario Dee foto

Dario Dee: la nostra intervista esclusiva – parte 2

La simbologia di questo “Pesce corallo rosso”. Ce la racconti nel dettaglio?
Venivo fuori da tante storie o avventure amorose disastrose, sempre mollato perché o troppo stronzo o troppo innamorato o troppo morboso… così ho mandato tutti a quel paese anche chi poveretto poteva essere il ragazzo giusto. Dicevo a tutti: “lasciatemi solo in casa con il mio pesce rosso” l’unica compagnia che volevo. Lo so la malizia può portare altrove con la simbologia, ma giuro che quando l’ho scritta non ci ho proprio pensato. Voleva essere una filastrocca ironica e candida… Poi ci ha pensato Lorenzo Zanoni, il regista del videoclip a caricare le immagini di doppi sensi che hanno divertito tantissimo a registrarle. Abbiamo registrato per 24 ore senza sosta, ma abbiamo riso come non mai!

A chiudere: se prima il cantautore era a due passi dall’essere un poeta, oggi?
Perché a due passi? Alcuni cantautori sono stati poeti: Lucio Dalla, Pino Daniele, Gino Paoli e tanti altri… io mi sento più giullare di corte con un piccolo clavicembalo portatile anziché la chitarrina, ma da grande voglio essere poeta.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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