Italiani brava gente

Italiani brava gente, ma non è vero

Italiani brava gente, ma non è vero è il capolavoro inedito di Paolo Villaggio. Racchiude in una serie di racconti i vizi e le presunte virtù del popolo italiano. Partendo dagli stereotipi, smonta molti luoghi comuni che hanno astrattamente descritto il popolo italiano negli anni.

Quante volte alla domanda su come siano gli italiani, abbiamo sentito rispondere “brava gente”? L’Italia ha un ottimo clima, belle donne, bei paesaggi, si mangia bene. Sarà per questo che viene definito il “Bel Paese”. L’Italia è anche, oggigiorno, un paese abitato per lo più da anziani. Il 60% della popolazione è costituita da pensionati. Le pensioni sono un peso enorme se consideriamo che del restante 40% solo il 20% lavora. Quando gli anziani arriveranno all’80% sarà un problema serio dedicarsi all’assistenza di costoro.

Villaggio narra di un popolo non ben racchiuso in una precisa identità, ma precisamente inserito in non pochi stereotipi. Esso è artefice di una manipolazione della storia, evidente finanche nelle descrizioni delle imprese moderne, meglio note come missioni. I “contingenti di pace”, tanto per intenderci, sono perfettamente in linea con il “vulimmc bene” al servizio dell’impero americano.

Italiani brava gente… gli stereotipi

Ancorata alle tradizioni, l’Italia sfoglia le sue pagine dei ricordi, vantando un numero considerevoli di proverbi. La moltitudine di detti appare contradditoria con lo spirito generale che animerebbe il popolo stesso. “Chi fa da sé fa per tre” è il contrario di “l’unione fa la forza”. Alcuni, addirittura, vanno esattamente contro il messaggio predicato la domenica in chiesa, dove l’italiano è in prima fila : “ fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Paolo Villaggio descrive la società moderna come popolata da individui timorosi del cambiamento (alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta al proverbio “Chi cambia la strada vecchia per la nuova”…) e protesa verso un passato ormai andato, magari nemmeno conosciuto effettivamente. I moderni cittadini, schiacciati da un senso di insoddisfazione, arrivano perfino a rimpiangere il periodo delle dittature o delle due guerre mondiali.

Insomma, gli italiani non sembrerebbero così desiderabili, né tanto meno “brava gente”. E tutto questo a prescindere dall’estrazione sociale di appartenenza. Riuscito è l’uso della metafora dell’alito nauseante degli italiani medi che vengono trasportati quotidianamente dai mezzi pubblici: dagli sportivi, agli impiegati di banca, dalle suore ai preti. Nessuno è di piacevole compagnia.

La prefazione di Ugo Fantozzi

Non si sa se sia più accattivante leggere la prefazione del libro, a cura di Ugo Fantozzi (per gli amici più cari “Fantocci”), oppure il resto del libro, edito da la nave di Teseo. Del resto Paolo Villaggio ha osservato per anni le inclinazioni degli italiani plasmando il ragioniere più famoso della Tv. Fantozzi, è cosa nota, non è un uomo di cultura e non si evolve nemmeno nella prefazione, chiarendo subito l’intenzione di utilizzare uno stile per così dire “burocratico”. In questa rigida involuzione rischia di cadere l’italiano, anche lui abituato a mascherare con la burocrazia le falle di un sistema da cambiare.

Il tono si caratterizza per l’irresistibile sarcasmo a cui è avvezzo il simpatizzante del personaggio. Il ragioniere è la caricatura dell’italiano medio, con i suoi vizi e le sue virtù, con i suoi capricci e con le sue cattive abitudini, come quella di aver rimpiazzato la lettura con la Tv. Noto per il suo cruccio, non meno che per la rassegnazione con cui sopporta le sventure della sua vita: è perseguitato da una nuvoletta da impiegato, anche quando fuori c’è il sole. Le sue letture preferite sono le pagine sportive e la cronaca nera.

Fantozzi, lo specchio dell’italiano

È uno all’antica. Teme le rivoluzioni culturali,” i cortei degli studenti con gli striscioni che chiedono il rinnovo di tutto”. Parimenti teme le femministe da battaglia, considerando che la donna debba mantenersi solida nella sua figura servizievole e domestica, allevatrice di figli e subire i programmi televisivi del marito non meno che la sottocultura di cui si impregnano i contenuti stessi.

Perseguitato da una tassazione feroce, riottoso a pagare per un’assistenza che uno Stato promette e non mantiene, mostra indignazione per gli evasori fiscali invocando per loro la fucilazione e la tortura. Invece, se ne avesse il potere, sarebbe un evasore magistrale, un tangentista. Se non fosse per le trattenute alla fonte sullo stipendio, farebbe decisamente a meno di pagare le tasse. L’invidia altrui lo rende felice. È sua abitudine parlare male degli amici più cari, ma li abbraccia affettuosamente. Ebbene il Fantozzi della prefazione scompare per lasciare il posto agli italiani brava gente.

 

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