La Glebalizzazione

La Glebalizzazione

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La Glebalizzazione descrive egregiamente un fenomeno contemporaneo. Il termine “Glebalizzazione” è stato coniato dal filosofo Diego Fusaro. Scopriamo di cosa si tratta

Glebalizzazione: oppressi e oppressori

Con la caduta del muro di Berlino, abbiamo assistito al fenomeno della “mondializzazione” che, abbattendo i confini territoriali e ideologici, ha condotto ad un allontanamento graduale dal pensiero locale tradizionalistico, smantellando, nel contempo, i diritti garantiti dopo anni di conquiste. La rimozione dei diritti ha trasformato il carattere dei popoli, avvicinandolo a quello dei vecchi servi della gleba, da cui appunto il fenomeno della glebalizzazione.Sin dalla notte dei tempi la società si divide in due fronti: oppressi e oppressori. La guerra dell’una classe nei confronti dell’altra, è stata, nel corso dei secoli, più o meno dura. Misurando l’atmosfera, sembrerebbe che la lotta di classe sia datata e da rimandare ai vecchi manuali di storia. Ma davvero questa lotta incessante nei secoli può dirsi placata? Secondo il filosofo Diego Fusaro ciò che è accaduto è stato il passaggio dal pensiero dominante al pensiero unico. Apparentemente non esiste più una spaccatura tra l’oppressore e l’oppresso, anzi, l’oppresso adotta lo stesso paradigma mentale del Signore.

Il trionfo dell’elite

Primariamente si ricorda che per approfondimenti è possibile acquistare il libro Glebalizzazione a cura di Diego Fusaro. Tornando al nostro discorso,  a chi dobbiamo imputare le colpe del trionfo dell’elite sulle classi popolari? Semplice dare una risposta: agli intellettuali. Costoro, infatti, hanno il gravoso compito di mantenere vivo l’animus del cittadino, spingendolo a riflettere e a migliorare una prospettiva, talvolta eccessivamente personalistica e soggettiva. Gli intellettuali hanno invece ceduto alla “tirannia dei mercati”. Riportiamo il pensiero divulgato da Fusaro nella trasmissione Coffe Break, in onda su La7. “La politica economica del governo rientra nel piano di quella che io definisco glebalizzazione: la produzione di una massa di schiavi senza diritti coerente coi processi di globalizzazione liberista. Ad esempio, la soppressione del contante produce un triplice effetto: in primo luogo, se tu hai 500 euro in tasca li puoi spendere, se invece li dai ad una banca sono in mano ad un sistema dominante che può chiudere i rubinetti se sei scomodo o non conformista; secondo, con le carte ti controllano permanentemente; terzo, col contante puoi spendere quanto hai e puoi risparmiare, con le carte si produce la figura dell’homo indebitatus, colui che si indebita e diventa schiavo”.

I connotati della Glebalizzazione

La Glebalizzazione è il risultato prodotto dall’analisi obiettiva della contemporaneità. I nuovi lavoratori (servi) sono sfruttati, precarizzati e sottopagati. Essi sono inoltre inconsapevoli della loro reale condizione, asserviti da un “pensiero unico politicamente corretto, ma eticamente corrotto”. Ogni lotta di classe parte dall’esigenza di scardinare e ridefinire vecchi concetti e vecchie grammatiche. Ricordando il buon Marx che nei suoi scritti spiegava che”lo stesso lavoro che produce ricchezza, beni spirituali e palazzi per il Signore genera per il Servo, miseria, cretinismo e tuguri indecorosi”, l’asimmetria dicotomica si intorpidisce occultando le distanze con una visione universale.

La soluzione per arrestare la Glebalizzazione

Per ogni male, c’è il rimedio appropriato. Il filosofo, agendo come medico della società malata, offre l’antidoto. “Ci vuole una rivoluzione populista dal basso che riponga al centro il popolo sovrano e rovesci questo sistema”. Propone poi di fondare un progetto politico e sociale che sia, a ben intenderci, internazionalista, ma non mondialista, che crei una congiuntura tra Paesi democratici e sovrani.

Fonte foto/credits: Lapresse – Omar Abd el Naser

 
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Autore dell'articolo: Ilaria Martone

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