Leonardo Bonucci: l’Icaro che pensò di volare senza ali

Leonardo Bonucci sta dividendo addetti ai lavori e social. Il suo arrivo al Milan era stato accolto come il colpo dell’estate da parte dei rossoneri, quello in grado di spostare gli equilibri. Se è vero che, senza di lui, la squadra di Allegri, ha perso qualche colpo dietro, è anche vero, che i rossoneri non ne hanno tratto giovamento.
Vediamo di spiegare il perchè.

Bonucci: da bidone a (presunto) campione

Riavvolgiamo il nastro. Stagione 2010/2011. Arrivato alla Juventus per la cifra di 15.5 milioni di euro, Bonucci è uno dei flop più clamorosi di quell’anno. Nella difesa a quattro di Delneri viene costantemente ridicolizzato. I numeri della stagione degli orrori parlano chiaro: 32 presenze, 1 gol, 7 ammonizioni, 1 espulsione, 1 autogol. Media voto: 5.66. Un bidone, insomma.
L’anno dopo arriva Conte e la Juve passa a tre dietro. E’ la nascita della BBC e di una difesa quasi imperforabile. Tutti si apprestano a fare il mea culpa su Bonucci. Il primo anno viene visto come un normale periodo si apprendistato. Si tendono a ignorare le famose “Bonucciate” che continua a commettere soprattutto in Nazionale, dove la difesa continua a restare a 4.
“Il più forte centrale d’Europa” dicono molti addetti ai lavori, con buona pace di giocatorucoli del livello di Sergio Ramos. Il primo a crederci è lo stesso Bonucci che decide di fare quello che non è masi stato: il leader. Decide di andare al Milan. E qui, si scopre il bluff.

Da risorsa a problema

Bonucci da risorsa è diventato un problema per il Milan. Appurata la sua totale incapacità di giocare a 4, Montella è dovuto passare alla difesa a 3, snaturando tre giocatori in un colpo solo per proteggere il capitano. Così Borini si è ridotto a fare l’ala di centrocampo, Calhanoglu l’interno di corsa e Suso la seconda punta, o, peggio, la riserva. I risultati? Pessimi. Bonucci ha collezionato 7 presenze con 2 ammonizioni. La mv è in picchiata: 5.64, come 7 anni fa. Coincidenze?
La verità è che Bonnie vuole essere quello che non è. Vuole comandare la difesa, cosa che alla Juve faceva Barzagli. Vuole dettare legge nello spogliatoio, come non ha mai fatto nella Juve. E’ come Icaro che si è avvicinato troppo al sole. Il Milan è cambiato per lui, ma lui non può cambiare il Milan.
Per provare a cambiare rotta, servirebbe una dote che Leo ha perduto: l’umiltà. Perchè a credere di volare senza ali, si finisce sempre per precipitare.