Manchester: la tragedia di chi è morto seguendo la propria diva

Manchester, 22 maggio 2017. Ultimo atto di una guerriglia che sembra non ne voglia sapere di arrivare alla fine. Un romanzo horror, una saga noir che continua incessantemente a scolpire un varco nel cuore di ognuno di noi. Perché notizie come quella di ieri non possono che alimentare il dolore, la preoccupazione e il sentimento di perdizione che chi è alla sorgente di questi atti in qualche modo vuole aumentare. Manchester Arena. Concerto di Ariana Grande, un’occasione per migliaia di giovani fan della diva, anch’essa giovanissima, per incontrare l’idolo di infanzia. Chi non ne ha avuto uno. Una gioia per gli occhi, per le orecchie, per i cuori di bambini, ragazzi, adolescenti. La vita nella propria forma più pura, con le emozioni più nobili.

La tragedia a Manchester ha segnato la vita di molti

I video e le foto si sprecano, e popolano i social come le spighe in un granaio. Tutto sembra nella norma, con l’unico eccesso che può essere ravvisato nel tasso di felicità e soddisfazione del giovane pubblico presente. Ma è un limite che vorremo vedere superato spesso.

In pochi secondi però si spreca il dramma. Un uomo si fa esplodere, portando il caos dove pochi attimi prima regnavano la calma e l’entusiasmo. Degli scoppi, lo stupore, il panico. La mente di migliaia di giovani corre veloce lungo il filo della paura e passa dalla gioia al terrore in un battito di ciglia, passando per incredulità e inconsapevolezza. Quella che è la più fidata compagna nel periodo adolescenziale, ma questa volta ha una natura ben diversa.

La giovinezza viene spesso definita come il bene più prezioso che un essere umano si trovi ad avere. Sprecarla è facile, godersela è dura, viverla è inevitabile, nel bene e nel male. Delusioni, successi, finti trionfi e sconfitte importanti, tutte racchiuse in anni da consegnare ai cassetti della propria memoria come il più prezioso dono che decidiamo di concederci. Ferire essa, ferire i giovani, ucciderli, è uno di quei delitti che lasciano sempre l’amaro in bocca e fanno scendere lacrime salate sui volti.

Personalmente notizie di questa entità mi hanno sempre trovato particolarmente fragile e vulnerabile. Pensare che il genere umano possa attentare alla sua stessa esistenza non può non destare un minimo di sconcerto. Ma saputa l’età media delle vittime, non ho potuto che sentirmi ancora più tirato in causa. Perché chi vi scrive, 19 anni li vive in un’Italia che sembra lontana anni luce da eventi di questo tipo solo perché non colpita, ma se vogliamo veramente sentirci parte di una Unione Europea, ed ancor prima, cittadini di uno stesso globo, non è pensabile rimanere in silenzio ed impassibili davanti ad un attentato che colpisce dei ragazzi, ma che indirettamente ferisce ognuno di noi.

Perché i sogni di quelle giovani vittime sono simili ai miei, ai vostri, perché le ambizioni, le ansie, le incertezze, l’impazienza di chi era alla Manchester Arena, tra feriti, scomparsi e sopravvissuti, le abbiamo vissute tutte, a diversi latitudini ma con la medesima intensità. Ed è fuori da ogni logica credere che qualcuno, chiunque, possa rimanere sereno davanti ad un colpo di una tale violenza e crudeltà ad un gruppo di ragazzi. “Sono distrutta. Dal profondo del cuore, sono davvero dispiaciuta. Non ho parole.” Queste le parole di Ariana Grande.

La cantante è apparsa visibilmente sconvolta. Per il rischio corso, per aver vissuto tante emozioni in una manciata di secondi, per la sofferenza che un uomo ha portato ai suoi fan, riuscendo a cancellare tutta la gioia da lei stessa portata. E in più, perché lei, popstar affermata, ha solo 24 anni. Ogni strage porta con sé un enorme carico di terrore e violenza. Questa non ha fatto eccezione. C’è chi avrebbe invocato la sospensione del tour da parte di Ariana, idea mai presa in considerazione, ed è giusto così. Significherebbe darla vinta a chi ha voluto porre fine al vite fin troppo brevi con una modalità fuori natura. La popstar continuerà il suo tour, e lo farà proprio per i suoi giovani fan. Soprattutto per quelli che avrebbero voluto cantare e sognare, ma hanno smesso troppo presto di farlo.

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