Migranti: bonus anche a chi non ha il permesso di soggiorno

Stando a quanto previsto dalla legge di stabilità del 2010, tutte le mamme staniere senza un permesso di soggiorno di lunga dutata, non avevano diritto al bonus di ottocento euro. Alcuni migranti, scontenti dal fatto di essere stati esclusi da questa possibilità di ottenere dei soldi,  si sono rivolti ai Tribunali Italiani. I giudici hanno ribaltato la legge concedendo il bonus anche ai non aventi diritto. Secondo quanto riportato da alune testate, la prima sentenza è stata emessa ad aprile 2017, dando origine ad una reazione a catena. Al momento sono  sei i casi sottoposti dai migranti senza permesso di soggiorno di lungo periodo che, dopo tale sentenza,  hanno visto il riconoscimento del bonus mamme.

Bonus mamme ai migranti, l’Europa obbliga l’Italia

Secondo quanto affermato dal portavoce di Inca-Cgil la legge emanata dal Governo Italiano sarebbe discrimnatoria nei confronti dei migranti. A permettere l’erogazione del bonus mamme ai migranti è stata una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea a cui una immigrata albanese abitante a Genova si era rivolta, dopo aver fatto causa all’Inps, senza alcun successo. I giudici del Tribunale Europeo hanno condannato l’Italia decretanto che “I cittadini dei paesi non Ue ammessi in uno Stato membro a fini lavorativi, a norma del diritto dell’Unione e del diritto nazionale – devono beneficiare della parità di trattamento rispetto ai cittadini di detto Stato“. A seguito di questa sentenza sono numerosi i giudici italiani che hanno emesso delle sentenze a favore dei migranti ed hanno costretto l’Inps ad erogare il bonus anche a chi avendo un permesso di soggiorno di soli sei mesi o un permesso di tipo umanitario, non ha requisti necessari. La maggior parte di queste persone non ha mai lavorato in Italia e pertanto non ha versato un centesimo all’Inps e allo Stato Italiano. Alla luce di questi fatti ritengo che  sia abbastanza improbabile che i migranti un giorno ci pagheranno la pensione. Al momento siamo noi cittadini italiani che grazie alle imposizioni dell’Unione Europea stiamo pagando anche per loro.

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